BIENNALE 2013: LA GERMANIA CHE NON TI ASPETTI

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Nell’anno in cui Alfredo Jaar con la sua opera Venezia,Venezia scaglia dal Padiglione cileno la sua invettiva nei confronti della struttura organizzativa della Biennale – accusata dall’artista di Santiago di essere lo specchio di un nazionalismo ormai estinto dalla storia – Francia e Germania decidono bene di commemorare i loro cinquant’anni di pace scambiandosi i Padiglioni.

L’iniziativa franco-tedesca, dall’altro valore simbolico, offre lo spunto per importanti riflessioni sull’identità, sempre più globale, del linguaggio artistico e dei suoi contenuti, e contribuisce ad alimentare il dibattito che da anni contrappone sostenitori e detrattori della formula organizzativa – immutata dal 1895- della Biennale veneziana.

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Chi si spinge addirittura oltre nella discussione, elaborando un percorso espositivo transnazionale, è Susanne Gaensheimer, direttrice del Museo d’arte moderna di Francoforte e curatrice del Padiglione tedesco.

Partendo da una buona intuizione, la Gaensheimer sceglie per la sua esposizione quattro nomi con provenienze, sensibilità e storie tra loro differenti, mettendo insieme il celebre artista dissidente cinese Ai Wei Wei, il fotografo sudafricano Santu Mafokeng, l’indiana Dayanita Singh e il regista franco-tedesco Romuald Karmakar.

Fondendo le loro poetiche trasversali, gli artisti sopra citati danno vita ad un microcosmo artistico concepito come summa dell’identità culturale di un mondo sempre più orientato all’ibridazione delle esperienze e all’accentramento dei localismi.

Tra gli artisti invitati della Gensheimer, Ai Wei Wei è senz’altro il più noto con quotazioni oramai consolidate e una notorietà globale che, grazie ai suoi tormentati rapporti con le autorità cinesi, si spinge ben oltre i suoi riconoscimenti artistici.

Il record in asta di Ai Wei Wei risale al Maggio dello scorso anno quando il suo lavoro Kui Hua Zi, realizzato con semi di girasole, è stato aggiudicato da Sotheby’s per 782.500 $. Sempre da Sotheby’s, nel 2007, l’opera Chandelier era stata battuta a 657.000 $.  Rappresentato da diverse gallerie nel mondo, il lavoro di Ai Wei Wei è oggi proposto in Italia dalla Lisson Gallery di Milano e dalla Galleria Continua di San Gimignano.

Facendo leva sul tema dell’incontro tra memoria collettiva e individuale, l’artista cinese ha realizzato per il Padiglione tedesco una monumentale installazione – dal titolo Bang – composta da 688 vecchi sgabelli, oggetti simbolo della vita domestica cinese all’alba della rivoluzione culturale maoista. E’ interessante notare che nel 2012, da Christie’s a New York, l’opera di piccole dimensioni Stool del 2008, realizzata con due sgabelli simili a quelli esposti a Venezia, è stata aggiudicata per 206.500 $.

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Dotato di un solido curriculum internazionale è anche il fotografo sudafricano Santu Mafokeng, già tra i protagonisti della mostra Rise and fall of apartheid. Photography and the bureacracy of everyday life recentemente ospitata presso il PAC di Milano.

Muovendosi sul filo del ricordo che lega tra loro i pezzi della più recente storia politica e sociale  del Sud Africa, Mafokeng propone nel Padiglione tedesco una selezione di opere fotografiche che documentano le stimmate di una nazione alle prese con il suo ingombrante passato.

Il record in asta di questo artista risale a Maggio del 2013 quando un sua fotografia è stata aggiudicata a Johannesburg da Strauss & Co per circa 7.500 $. Ad oggi, tuttavia, rimangono pochi i suoi passaggi in asta.

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Il suo lavoro, già esposto in prestigiose sedi europee – come il Victoria and Albert Museum di Londra o la Galleria Nazionale Jeu de Paume di Parigi –  è  trattato – tra le altre – dalla Momo Gallery e dalla David Krut Project di Johannesburg, dove per un suo scatto è richiesto un investimento – variabile a seconda della tiratura dell’opera- compreso tra i 5.000 e i 20.000 Euro.

Giocato sul tema della memoria e del ricordo è anche l’intervento realizzato da Dayanita Singh, artista indiana che da sempre si serve del video e della fotografia come principali mezzi espressivi della sua poetica basata sull’analisi  della burocrazia e la riproduzione degli archivi pubblici indiani, autentiche metafore di un estremo – e forse vano – tentativo dell’uomo di fissare le tracce di un passato altrimenti destinato all’oblio.

La Singh, che prima di Venezia aveva già esposto i propri lavori in Italia in diversi contesti istituzionali – come nella mostra Indian Highway allestita presso il MAXXI di Roma nel 2011 – ha un record d’asta di 14.000 $ .

Il  suo ultimo passaggio in asta risale al Giugno del 2012, quando la sua opera Grandfather’s Chair – una fotografia di piccolo formato stimata tra 10.000 e i 15.000 Euro –  è rimasta invenduta da Christie’s a Londra.

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Nonostante questa mancata aggiudicazione, il mercato della Singh è comunque in crescita e su di lei si stanno concentrando le attenzioni di diversi collezionisti internazionali.

Quanto detto è testimoniato dalla recente esposizione ad Unlimited – prestigiosa sezione di Art Basel –  di una serie di suoi lavori presentati dalla Frith Street Gallery di Londra. Per una sua foto in Galleria è richiesto un investimento compreso tra i 10.000 e i 30.000 Euro. In Italia il suo lavoro è proposto dallo Studio Guenzani di Milano.

Singolare, all’interno del Padiglione, è invece la presenza di Romuald Karmakar, regista, sceneggiatore e produttore franco-tedesco che da anni indaga con i suoi film i meccanismi di violenza e i fenomeni di massa. Il suo lavoro rappresenta una scelta di continuità con la Biennale del 2011, quando il regista – allora recentemente scomparso – Christoph Schlingensief vinse dal Padiglione tedesco il suo Leone d’Oro.

I lavori di Karmakar esposti a Venezia richiamano la storia della Germania instaurando, con le altre opere presenti nel Padiglione, uno straniante dialogo spazio-temporale.

(Gregorio Raspa)

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Per approfondire http://www.deutscher-pavillon.org/2013/en

Immagini.Dall’alto:

Ritratto di Susanne Gaensheimer (courtesy Google)
Alfredo Jarr, Venice, Venice (courtesy Google)
Ai Wei Wei, vista parziale dell'installazione Bang alla 55 Biennale di Venezia/ Padiglione Germania
Un'opera di Santu Mofokeng (courtesy Google)
Daynita Singh,vista parziale dell'installazione alla 55 Biennale di Venezia/ Padiglione Germania
Romuald Karmakar, vista parziale della sua sala nel Padiglione Germani della 55 Biennale di Venezia

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