Musei d’oriente

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Modello 3D del Guggenheim Museum di Abu Dhabi.
fonte: http://www.guggenheim.org

la cultura è il petrolio dell’Italia. Così la Eenc, la rete dell’UE degli “esperti in cultura”, decretava in un rapporto uscito quasi un anno fa. Una frase ripetuta enne infinito. La stessa Commissione aveva presentato, nel precedente gennaio, un rapporto in cui si evidenziava il ruolo che la Cultura svolge nell’UE, e il suo peso economico: essa costituisce il 3,3 % del PIL, e il 3 % dell’occupazione. Tuttavia esiste una sottile linea di demarcazione tra un buon Museo funzionante e in attivo di bilancio (o almeno, in pareggio) e un Museo creato esclusivamente come macchina da soldi.

Il Guggenheim come trend. Ne sa qualcosa Paul Werner, autore di Museo Spa. La globalizzazione della cultura (Johan & Levi), uscito in Italia nel 2009. Werner è stato per anni uno degli artisti del Guggenheim Museum di New York, diretto  da Tom Krens dal 1988 al 2008, denunciando l’operato del suo direttore, il quale ha sfruttato il nome del museo per creare un autentico MacDonald’s dell’arte contemporanea.  Krens non si fece scrupoli a sfruttare le mostre di numerosi artisti perché le loro opere accrescessero di valore sul mercato dell’arte, sebbene non fossero autori di prima fascia. Il tutto sotto la retorica dell’arte “disinteressata”, smascherata dagli scadenti cataloghi che il museo ha pubblicato in questi anni. E proprio come una holding, il Guggenheim ha sedi anche a Bilbao, Venezia,  Berlino e prossimamente ad Abu Dhabi, la nuova frontiera del mercato dell’arte.  Il progetto prevede una colossale piattaforma di 30.000 mq sull’isolotto di Saadyiat (“isola della felicità”), a largo di Abu Dhabi, per un costo stimato di 200 milioni di dollari.

Il Louvre di Abu Dhabi in progettazione. Fonte: www.lexpress.fr

Il Louvre di Abu Dhabi in progettazione. Fonte: http://www.lexpress.fr

Louvre d’Oriente. Le ghiotte possibilità di guadagno non hanno lasciato indifferente nemmeno uno dei più importanti musei d’Europa: il Louvre. Aperta la succursale di Lens  nello scorso dicembre, ha raggiunto quota mezzo milione di visitatori in soli sei mesi. Il museo è impiantato su venti ettari e costato 150.000.000 euro, dotato di caffetteria, ristorante, libreria-boutique, auditorium, mediateca, “galleria del tempo” . Ora il Louvre ha avviato il suo progetto negli Emirati.  Anch’esso sull’isolotto di Saadyiat, sarà pronto entro il 2017, per una spesa complessiva di 108 milioni di euro. Assieme al Guggenheim e ad altri progetti, costituirà un megamercato dell’arte per il milionario turismo internazionale del piccolo paese arabo. C’è da chiedersi cosa verrà allestito nel moderno museo del Louvre , se opere classiche europee o mediorientali. Ma pare che il contesto storico e geografico interessi poco i curatori, portati invece ad esportare il marchio per aumentare gli introiti.

Operai impegnati alla costruzione del complesso museale di Saadiyat Island. Fonte:

Operai impegnati alla costruzione del complesso museale di Saadiyat Island. Fonte: HRW Report 2012

L’isola infelice. Un megamercato che si sta costruendo sotto lo sforzo disumano di migliaia di lavoratori, come ha denunciato l’HRW (Human Rights Watch), osservatorio sui diritti dell’uomo, in un rapporto uscito nel Marzo 2012. L’organizzazione denuncia lo sfruttamento di migliaia di lavoratori emigrati perlopiù dai paesi arabi limitrofi e dal sud – est asiatico. Sono stati costretti a pagare cifre dai 900 ai 3.350 dollari per poter lavorare con un regolare contratto negli Emirati, pagati anche cinque anni prima dell’inizio dei lavori, spesso con sforzi enormi, come il caso del bengalese Kabir, trentaduenne, che ha dovuto ipotecare la fattoria di famiglia. I turni di lavoro sfiorano le 15 ore giornaliere, con stipendi per i manovali di 105 euro mensili. Molti degli operai hanno subito detrazioni sullo stipendio perché fossero usati per il vitto nel campus appositamente organizzato per loro, solo che queste detrazioni sono state effettuate anche su lavoratori che non alloggiavano nel campus.  Jean – Marie Fardeau, direttore dell’ufficio francese dell’ HRW ha dichiarato che “c’è una volontà politica di non criticare pubblicamente gli Emirati Arabi Uniti ”, con l’accordo del Guggenheim e del Louvre. Le condizioni dei lavoratori hanno scatenato le proteste di 120 artisti internazionali che hanno minacciato di boicottare le mostre del Guggenheim.

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Jean-Marie Fardeau
Fonte: http://www.themoscowtimes.com

Musei come pozzi di petrolio, galline dalle uova d’oro che sfruttano gli stessi sistemi delle aziende internazionali, laddove l’imperativo è “profitto profitto profitto”.

Il guadagno, tuttavia, non è un male per il museo, purché non occulti questa finalità e soprattutto non subordini la ragion d’essere del museo, che è la sua indipendenza. Un museo soggetto a logiche di mercato non è un museo libero e autonomo, ma uno dispaccio di merce scadente ad un pubblico dozzinale. Le scelte dei direttori devono essere orientate alla divulgazione e alla conoscenza, e queste sono le prerogative che danno valore agli oggetti esposti; un museo sottomesso a logiche di mercato perde inevitabilmente la sua credibilità agli occhi dei visitatori. Oggi in Europa, ed anche in Italia, le amministrazioni vedono la cultura in meri termini di guadagno.

Sarebbe il caso di chiedersi quali sono le premesse a questa logica ma, soprattutto, quali i rischi e chi ne beneficerà.

(alessandro cocorullo)

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