Una testimonianza da Cefalù: la realtà sociale del Museo Mandralisca ed il suo futuro

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La cittadina del palermitano nella quale si respirano ben più che altrove un’aria ed un’apertura internazionale è una fucina culturale ed un eccellente luogo di incontro, confronto e scambio. La sua “sicilianità” si respira passeggiando in spiaggia così come tra gli stretti e folkloristici vicoli – fra i quali si scorgono con imponenza i due grandi campanili del Duomo ruggeriano, stagliati dinnanzi alla montagna a strapiombo sul mare – e negli abbondanti piatti di pesce fritto locale o nei raffinati calici di vino da sorseggiare a ridosso della spiaggia.

La ricchezza culturale di questa ridente “perla” della costa settentrionale sicula ha, tuttavia, radici ben più profonde: il suo nome, in fenicio Ras Melkart, in greco Kefaloidion, deriva da Kefa o kefalé, ovvero “testa, capo”, in riferimento al promontorio che la caratterizza; nei secoli la sua storia, le cui radici si perdono nel megalitico, si è intrecciata con diverse culture quali quella greca, romana, bizantina ed arabo-normanna.

Il Duomo dedicato al SS. Salvatore, simbolo del paese, è direttamente connesso ad una rinomata committenza e ad una curiosa leggenda: si dice, infatti, che esso sia stato costruito – prima della più ricca Cappella Palatina di Palermo – in seguito ad un fortuito approdo, successivo ad una violenta tempesta, di Ruggero II di ritorno da Napoli. Per questo il re normanno avrebbe deciso di erigere qui una grande cattedrale in segno di riconoscenza verso Cristo e di eleggerlo anche quale significativo luogo delle sue spoglie (seppur successivamente furono spostate a Palermo).

Ma se la grande costruzione chiesastica – dalla struttura sobria e, al contempo, maestosa e dai mosaici più ieratici ed astratti rispetto a tutte le successive realizzazioni siciliane – è il cuore pulsante ed il richiamo turistico per eccellenza di Cefalù, un altro sito, dalla committenza certamente più modesta e dalla dimensione più limitata, è altresì degno d’attenzione: si tratta del Mandralisca.

Il museo fu fondato da Enrico Piraino di Mandralisca (1809-1864), un barone che nel corso della vita raccolse presso la sua dimora cefaliota numerose opere d’arte, libri, monete, reperti archeologici, strumenti scientifici ed un’importante collezione malacologica e destinò il tutto alla cittadinanza al fine di favorire la costituzione di una classe popolare cittadina evoluta, anche per differenziarsi dalla classe aristocratica e sostenere gli ideali risorgimentali.

A metà strada fra un ambiente domestico d’altri tempi ed un prezioso luogo di memorie, quest’istituzione rispecchia l’amore per il sapere e la ricerca del suo fondatore e ne conserva l’atmosfera: la pinacoteca è il frutto dello spirito collezionistico e della passione per la ricerca antiquaria del nobiluomo ma risente anche dell’acquisizione della collezione dell’avvocato cefaludese Vincenzo Cirincione, che nel 1873 donò all’amministrazione comunale quasi 150 pitture, mobili e oggetti d’arte; la raccolta archeologica si è formata in larga parte in seguito agli scavi che lo stesso Mandralisca effettuò a Lipari nel 1864 – da cui provengono i vasi a figure rosse di fabbriche italiote e siceliote –, a Tindari ed a Cefalù, dove il barone individuò delle necropoli.

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La raccolta numismatica è la seconda al mondo per completezza della serie, costituita da monetazione greca, romana e siceliota, ma nel museo non mancano una collezione naturalistica e dei rari arredi appartenuti alla famiglia Mandralisca, come la maestosa porta lignea policroma di XVIII secolo, che dava accesso alla cappella di palazzo, o gli stipi impiallacciati in ebano, avorio e palissandro e quelli decorati con pitture su vetro.

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Veri capolavori riconosciuti a livello globale sono, comunque, il celebre Ritratto d’uomo di Antonello da Messina – raffigurante un marinaio o, secondo Longhi, un barone o un uomo facoltoso, risalente al 1465 circa ed acquistato dal barone Mandralisca a Lipari, dove era montato quale sportello in un mobile da farmacia – ed il cratere siceliota a figure rosse su fondo nero comunemente detto del Venditore di tonno, in quanto raffigura un vecchio pescivendolo in atto di tagliare con un grande coltello un tonno appoggiato su uno sgabello, risalente al 380-370 a. C. e proveniente dagli scavi liparioti. Schermata 09-2456546 alle 22.27.26

Questo patrimonio, però, sembrava destinato a perdere presto la sua fruibilità in quanto il museo, i cui dipendenti non ricevono lo stipendio da mesi, si avviava alla chiusura per mancanza di fondi e per i tagli previsti dalla Regione Sicilia.

Già da qualche mese era stata lanciata in rete una petizione da inviare al Presidente della Regione Crocetta, ma la notizia ha avuto sicuramente una maggiore risonanza e qualcosa è cambiato da quando Vittorio Sgarbi, a fine luglio, ha lanciato un appello ed una severa critica alle istituzioni competenti.

Ritratto di ignoto, Antonello da Messina

«Chiudere un museo è sempre una sconfitta, ma tanto più lo è se dentro vi è una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano: il Ritratto dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina. Un vero e proprio simbolo, artistico e antropologico, dell’uomo siciliano. Un sorriso più misterioso e intenso di quello della Gioconda. Si può immaginare che chiuda un museo con un capolavoro come questo? […] L’ignoranza è la madre della cattiva politica. Nell’indifferenza totale delle istituzioni e, in particolare, delle autorità regionali, uno dei luoghi simbolici dell’arte siciliana, il Museo Mandralisca di Cefalù, si avvia, entro pochi giorni, malinconicamente, a chiudere».

Dopo il consistente richiamo mediatico, infatti, la situazione sembra essere migliorata, anche se nessuno o quasi ne parla ancora.

Negli ultimi giorni, dopo l’ultima riunione della giunta regionale, l’assessore ai Beni culturali Maria Rita Sgarlata ha assicurato che insieme a Crocetta sta valutando tutte le possibili soluzioni escludendo, in ogni caso, il coinvolgimento dei privati e precisando come, più che le critiche mosse da Sgarbi, sia stata la lettera di un dipendente del museo, che raccontava i sacrifici in assenza di stipendio, su “La Stampa”, a muovere le istituzioni.

L’amministrazione comunale, invece, si è già adoperata concretamente per salvare Il Museo della sua cittadina, stipulando una convenzione con la Fondazione Mandralisca che si tradurrà nell’erogazione di 30.000 euro all’anno.

Sarà sufficiente questa mobilitazione a salvarne il destino?

La speranza dei tanti turisti che affollano in questi mesi caldi, ma non solo, le strade della cittadina ridente come il suo bel marinaio e dei locali il cui business ruota anche intorno a questo simbolo è proprio quella, se nelle vetrine dei negozi è possibile ammirare (e naturalmente acquistare!) t-shirt, borse ed altri accessori che ritraggono l’Ignoto del Mandralisca ed il Comune lo ha “adottato” addirittura per farne il suo slogan “Cefalù Città di Cultura – Un sorriso lungo un anno” e realizzarne delle sedie all’interno dei suoi locali.

Maria Stella Di Trapani

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Immagini 1, 2, 9, 10, e 11 di Maria Stella Di Trapani; 3, 4, 5, 6, 7 e 8 courtesy Museo Mandralisca di Cefalù.

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