Arte a Cortina: Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi

ciasa de ra reglas

Il Museo di Arte Moderna di Cortina nasce nel 1974, quando Rosa Braun, vedova di Mario Rimoldi, collezionista ampezzano, dona 364 opere alla Ciasa de ra Regoles, sede degli uffici della Comunanza Regoliera, che dirige l’utilizzo del patrimonio collettivo del comune, costituito da edifici, pascoli e boschi.

Fra le opere donate rientravano 54 lavori di de Pisis realizzati fra il 1926 e il 1950 e 35 opere di Mario Sironi. Anche altri artisti come De Chirico, Campigli e Music, frequentatori della conca ampezzana, instaurarono con il collezionista una fruttuosa amicizia.

Rimoldi e De Chirico

Nel 1941, si apre a Cortina la prima Mostra Internazionale della Collezione di Mario Rimoldi, dove spiccano, fra gli altri, i lavori di de Pisis, Morandi, Rosai, Campigli, Sironi, Severini, Tosi e Guidi. Nel dopoguerra il collezionista s’interessa ad artisti legati al filone figurativo e all’ambiente veneto, come Cadorin, Celiberti, Cesetti, Saetti, Tomea e Depero, con aperture anche a nuovi movimenti che si vanno formando fuori dal Veneto. La collezione si arricchisce con opere di Guttuso, Corpora, Crippa, Dova, Morlotti, Music, Santomaso, Vedova e di artisti stranieri, come Kokoschka, Leger, Villon, Zadkine.

Attualmente la collezione è composta da più di 1000 opere di autori del XX secolo, grazie anche alle importanti donazioni ricevute nel corso degli anni: gli oltre 300 lavori di Alis Levi donati da Lia Cohen, le 96 opere della Collezione Antonio Allaria, primario dell’ospedale di Cortina, data in comodato al museo per cinque anni e un quadro di Giuseppe Capogrossi del 1952, donato dalla scrittrice Milena Milani, compagna del celebre gallerista e  collezionista veneziano Carlo Cardazzo.

Studio di Mario Rimoldi

All’entrata della mostra permanente, disposte ordinatamente in una teca, le tavolozze dei “pittori-amici” di Rimoldi, permettono di cogliere le diverse sfumature delle personalità di artisti come Campigli, Sironi, de Pisis, Borgonzoni, Cadorin, Cesetti e Garbari.

Tavolozza di Campigli

Tavolozza di Borgonzoni

Filippo de Pisis era solito trascorrere le vacanze a Cortina, in una stanza affittata all’Istituto d’Arte, e gli abitanti della città lo riconoscevano perché con lui vi era sempre l’inseparabile pappagallo Cocò. Girava per Cortina in cerca d’ispirazione, tanto che una volta, seduto al bar, dipinse una natura morta su un vassoio di legno. L’opera, intitolata Fiori, del 1930, fu al centro di una discussione fra il proprietario del bar, infuriato per la perdita del vassoio, e Mario Rimoldi, che fu costretto a rimborsarlo con 1000 lire. Non è l’unica opera su un supporto insolito, un’altra composizione intitolata Fiori, del 1938, è un’opera “vivente”: l’olio contenuto nel colore si separa e modifica la colorazione dello sfondo perché la base è una carta catramata. Infine, Sacrificio di Isacco del 1940, un olio dipinto su tela rosa: i protagonisti non sono dipinti ma ne è tracciato solo il contorno.

Rimoldi e de Pisis

Filippo de Pisis, Fiori, 1930.

Filippo de Pisis, Fiori, 1938.

Filippo de Pisis, Sacrificio di Isacco, 1940.

Nonostante il grande numero di lavori di Sironi e de Pisis, il pezzo più importante della collezione è La Zolfara, un immenso olio su tela di Renato Guttuso, realizzato nel 1953. La Zolfara colpisce per le sue dimensioni (201×311 cm) e per i colori accesi, utilizzati come forma di denuncia sociale. Il giallo non solo ricorda lo zolfo, ma è impiegato per intensificare il grigiore dei corpi dei minatori, fra cui compaiono anche dei bambini.

Renato Guttuso, La Zolfara, 1953.

L’ultima sala della mostra permanente è dedicata all’arte astratta, apprezzata dal collezionista ampezzano nonostante il suo noto legame con i pittori figurativi del primo novecento, così, uno accanto all’altro, trovano posto Music, Capogrossi, Morlotti, Santomaso e Vedova.

Dopo avermi accompagnata fra le sale della collezione permanente, Gioia de Bigontina, dell’Ufficio Stampa, risponde ad alcune domande sul museo e le sue iniziative.

Come definirebbe la mission del museo?

Ѐ funzione del museo conservare, valorizzare e promuovere la collezione, divulgare la figura del collezionista Mario Rimoldi e promulgare l’interesse per l’arte del Novecento italiano. Nel rispetto del nostro Statuto, ci siamo opposti alla vendita dell’opera di Guttuso La Zolfara, per la quale aveva avanzato un’offerta l’Ermitage di San Pietroburgo. Il museo Rimoldi, inoltre, collabora con prestiti a mostre temporanee di importanti istituzioni in Italia e all’estero.

Organizziamo poi, nelle stagioni di maggior affluenza turistica, delle mostre temporanee, per variare la nostra offerta. Durante l’anno le mostre sono quattro, due per stagione. In questo momento si possono ammirare al primo piano la mostra dedicata a Mario Sironi – MARIO SIRONI. GLI ANNI ’40 E ’50. Opere scelte delle collezioni Mario Rimoldi e Antonio Allaria, fino al 06 ottobre – e al piano terra la mostra su Ramous – CARLO RAMOUS. Un percorso di vita, fino al 06 ottobre – le cui opere escono dal museo per appropriarsi della città.

Cortina, centro catalizzatore delle Dolomiti, beneficia di un forte turismo, suddiviso principalmente in due stagioni. Quanti sono i visitatori del museo in questi periodi e qual è la loro provenienza?

I visitatori che vengono al museo sono circa 8mila l’anno, 4mila nella stagione invernale e 4mila durante quella estiva. Per quanto riguarda la provenienza sono principalmente italiani, fra gli stranieri troviamo inglesi, francesi e ultimamente sempre più polacchi, in calo, invece, i tedeschi.

Avete un programma di membership?

Sì, il programma di membership è connesso fra i tre Musei delle Regole d’Ampezzo (Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, Museo Paleontologico Rinaldo Zardini e Museo Etnografico delle Regole d’Ampezzo). Ogni iscrizione sostiene i programmi del museo e garantisce vantaggi non solo nei tre musei di Cortina, ma anche nei maggiori musei italiani convenzionati, come la Collezione Peggy Guggenheim, il MAMbo o il MART. Sono previste varie soluzioni di membership: amici, sostenitori e prestige. Attualmente i sostenitori del museo sono una settantina circa, nello specifico 38 amici, 28 sostenitori, 5 prestige.

Oltre alle mostre temporanee, organizzate conferenze ed eventi per mantenere viva l’attenzione sul museo?

Organizziamo delle conferenze, che variano in numero secondo la stagione: in estate sono circa una decina, ad esempio nel 2013 saranno otto più le due inaugurazioni delle mostre temporanee, mentre in inverno le concentriamo nel periodo natalizio e non superiamo le cinque con magari un paio di inaugurazioni. Quest’estate abbiamo avuto ospiti come Flavio Caroli, in una lectio magistralis intitolata IL VOLTO DELL’OCCIDENTE, Bernard Aikema, curatore della mostra TIZIANO. VENEZIA E IL PAPA BORGIA organizzata da Fondazione e Centro Studi Tiziano a Pieve di Cadore, poi Silvia Evangelisti, già direttore di ArteFiera, Franca Coin, Andrea Illy e molti altri. Alcune conferenze sono tenute in collaborazione con Una Montagna di Libri, che organizza Incontri con l’Autore a Cortina. Inoltre, durante tutto l’anno, a periodi variabili, teniamo dei concerti di musica da camera in collaborazione con il Festival Dino Ciani, indicativamente cinque. C’è poi anche una sezione dedicata alla didattica museale che lavora con le scuole e durante i periodi di vacanza anche con i bambini che soggiornano a Cortina; per temi specifici organizziamo laboratori in collaborazione sia con il Festival Ciani che con Una Montagna di Libri.

Come si sviluppa la vostra comunicazione?

I mezzi di comunicazione che usiamo per pubblicizzare i musei sono il sito internet, le pagine Facebook, la radio e i comunicati stampa che inviamo alle testate, non solo locali.

Elisamaria Covre

 

Immagini © Museo Mario Rimoldi:
Ciasa de ra Regoles, sede del Museo Mario Rimoldi.
Mario Rimoldi e Giorgio De Chirico.
Lo studio di Mario Rimoldi.
La tavolozza di Campigli, 1950.
La tavolozza di Borgonzoni, 1960.
Filippo de Pisis e Mario Rimoldi.
Filippo de Pisis, Fiori, 1930.
Filippo de Pisis, Fiori, 1938.
Filippo de Pisis, Sacrificio di Isacco, 1940.
Renato Guttuso, La Zolfara, 1953.

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