I finanziamenti di ieri e oggi nella Valle di Noto. Il caso di Ragusa Ibla

Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla, una certa qualità d’animo, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia.
Gesualdo Bufalino

Sono tornata a Milano solo due giorni fa. Ho trascorso le mie ultime due settimane in Sicilia, dalla quale sono tornata con un bel bagaglio di esperienze da condividere. Attendevo questo viaggio febbrilmente, senza sapere esattamente cosa aspettarmi, ma con una sola certezza: avrei fatto un tuffo nella bellezza.

Mi sono spostata continuamente e velocemente lungo la costa, fino ad arrivare alla meta più attesa: la costa sud est con le sue città barocche della Val di Noto. Scicli, Caltagirone, Modica, Catania, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla.
Parte della “fortuna artistica” di queste città, riconosciute Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO, deriva dall’essere riuscite a trasformare un disastro naturale, come il terremoto del 1693, in una grande occasione di ricostruzione, dando vita a meravigliose chiese e palazzi tardo barocchi.

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Questo slancio artistico di ricostruzione si sviluppò con notevole velocità e grande disponibilità di materiali per volere del potere ecclesiastico dell’epoca; anche il mecenatismo aristocratico a favore della costruzione di edifici religiosi e importanti palazzi vennero spesso manovrati dal potere spirituale.
Per quanto concerne lo stile barocco, potrei parlare delle panciute balconate in ferro battuto, le complesse facciate delle chiese, o lo stile sontuoso degli interni, che riflettono così bene le stratificazioni culturali di quest’isola; ma a tal proposito lascerò parlare gli scatti del viaggio.

Decido di affinare la mia ricerca, e mi concentro su Ragusa, una delle realtà più interessanti tra le bellissime del barocco nella Valle di Noto.
Parlare di Ragusa oggi significa saper distinguere le due anime della città, due centri veri e propri: Ragusa Ibla e Ragusa Superiore. Ragusa Ibla, situata su di una collina, è la parte antica, storica della città. Il tardo barocco ti incanta, è ovunque. Sono presenti più di 50 magnifiche chiese, molti palazzi in stile barocco, ma non solo: ogni singolo scorcio è una meraviglia, di una meraviglia un po’ decadente.
Mentre cammino mi chiedo quali siano i finanziamenti elargiti alla città per la conservazione del patrimonio artistico e l’urbanistica; alzo la testa e mi trovo in Piazza Pola (l’antica Piazza Maggiore): davanti a me la chiesa di San Giuseppe di Rosario Gagliardi, architetto onnipresente nella Valle di Noto; sulla sinistra il municipio territorio e ambiente.

Voglio saperne di più sulla questione fondi: entro in municipio.
Ad accogliermi Giuseppe Di Martino, assessore ai Centri storici e all’Urbanistica della giunta Municipale guidata dal Sindaco Federico Piccitto.
Vengo a conoscenza della legge Regionale N° 61 del 11/04/81, che ha fatto veri e propri miracoli per la città di Ragusa negli ultimi 32 anni; Di Martino mi spiega brevemente quali obbiettivi questa importante legge si fosse prefissata di raggiungere nel tempo.
Si tratta di un progetto di risanamento e salvaguardia dei valori artistici e storici, impegnato a valorizzare e rivitalizzare economicamente il centro storico di Ragusa e dei quartieri limitrofi delimitati come zona A e zona B 1 elargendo rispettivamente l’80% e il 20% dell’intera somma ai due centri
Il piano di rivitalizzazione economica, quindi, rappresenta l’impegno non solo a salvaguardare la città, ma a sviluppare un interesse turistico nazionale ed internazionale. Considero importante evidenziare questa particolare declinazione del decreto legge, che permette di passare dalla doverosa concentrazione verso le proprie risorse alla consapevolezza che sarà l’interesse altrui, il turismo, a rendere questa città veramente indipendente.
Oggi gli effetti di questo felice provvedimento sono ampiamente visibili: Ragusa è una sede universitaria e una meta turistica apprezzata (come ho potuto constatare durante il mio soggiorno), ma i finanziamenti della legge 61/81 sono ancora più che necessari.
Per Ragusa Ibla e Ragusa Alta sono stati finanziati 129 milioni di euro in 32 anni (di cui circa il 70% già spesi) , e per il 2013 l’Ars (Assemblea regionale siciliana) ha rifinanziato la legge 61/81 con la cifra record di 5 milioni, un milione in più rispetto al 2012.
La mia piccola chiacchierata con l’assessore ai Centri storici di Ragusa si conclude con una visione piuttosto realistica: creare una rete di collaborazione economica e di promozione turistica più ampia, che comprenda tutte le grandi città del tardo barocco nella Valle di Noto.

 

Di Francesca Sonzogni

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