Jean-Michel Basquiat: a 25 anni dalla morte quotazioni alle stelle

basquiatIl 12 agosto 1988 – esattamente 25 anni fa – un loft situato nel cuore di Manhattan diventa teatro dell’ennesima morte maledetta. Dopo Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison infatti, al Club 27 approda un altro ventisettenne il cui nome è contrassegnato dalla lettera J: Jean-Michel Basquiat. Il graffitaro più acclamato degli anni Ottanta, quintessenza della trasgressione seducente e tenebrosa, viene stroncato da un’overdose – descritta nel referto autoptico come “acute mixed drug intoxication (opiates-cocaine)” – che pone fine alla spirale di droga e solitudine in cui era precipitato.
Se la premonizione sulla generazione di artisti underground sentenziata da Robert Huges nella rivista Time – «Avranno vita breve» – si è in questo caso avverata, lo stesso non si può dire per la sua arte, alla quale il critico sembra addirittura aver portato fortuna.

loftJean-Michel nasce nel 1960 in una famiglia benestante ma subito scende in strada, tra i tossici e le prostitute dell’East Village, spinto dalla necessità di esternare i ricordi infantili – che parlano di mostri immaginari ed eroi dei fumetti, di personaggi noti e di maschere, di interessi e passioni – imprimendoli sulle pareti della città sotto forma di disegni aggressivi, grotteschi, dal tratto rupestre e affilato ma anche di scritte rapide, primitive, rozze. Ancor prima di riconoscere la propria identità di artista, un Basquiat giovanissimo si esprime rimanendo in ombra e marchiando con l’acronimo Samo (the SAMe Old shit) i lavori prodotti assieme ad un amico, ma è soltanto quando la sua bad painting viene notata dai galleristi della zona che nasce in lui il germe dell’ambizione. Viene pervaso dal desiderio irrinunciabile di riscattarsi, di lasciare la strada che lo aveva allevato, di scalare le vette del mondo dell’arte, di diventare un mito. I graffiti espressionisti lasciano allora il posto ad enormi tele sinistre, ma indelebili rimangono le urla di emozioni coloratissime e ossessioni nere. Sete di successo, determinazione, talento e cultura gli offrono la possibilità di frequentare certi ambienti e stringere fruttuose amicizie: nel 1981, ad esempio, inizia a lavorare con la Fun Gallery assieme a Keith Haring e Kenny Scharf; conosce e frequenta Andy Warhol, riuscendo successivamente ad entrare nella Factory; espone alla Biennale del Whitney Museum del 1983 accanto a Haring, Jenny Holzer, Barbara Krueger, David Salle, Bill Viola, Frank Stella e Cindy Sherman, figurando come l’artista più giovane tra tutti e ottenendo così la consacrazione. Inebriato dal successo, si immerge in un’attività densissima che lo porta a produrre un’opera al giorno presso l’abitazione della sua gallerista Annina Nosei, la quale afferma di riuscire senza fatica a vendere ogni pezzo.

Basquiat e Andy (artvalue)Una vita bruciata ma costellata di successi – basti pensare che negli anni ’80 le gallerie addette ottenevano dalle tasche dei collezionisti dai 5.000 ai 10.000 dollari per un’opera – e probabilmente mitizzata anche grazie alla brevissima durata, quella di un artista che il 15 maggio 2013 segna da Christie’s un record d’asta di circa 49 milioni di dollari per Dustheads, acrilico su tela realizzato nel 1982 e stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari.

Dustheads

Questo risultato è la prova di quanto il mercato del graffitaro dell’East Village sia cresciuto negli ultimi 25 anni, esaudendo il desiderio di un artista che più di ogni altra cosa sognava di essere un mito.

Le sue quotazioni, pur essendosi sempre mantenute alte, negli ultimi dieci anni sono salite vertiginosamente. Nel 2003 infatti, le case d’asta stimavano le tele di Basquiat in media tra i 350 e i 480 mila dollari (per effettuare la stima media sono stati presi cinque oli o acrilici su tela di dimensioni di circa 150×200 cm realizzati dall’artista tra il 1980 e il 1985, nello specifico Magic Black Snakes, The White Man, Desmond, Skin Flint e Busted Atlas 2, di cui il primo battuto da Piasa Paris e i restanti da Sotheby’s).

Magic Black Snakes, 1984

The_white_man

Desmond

Skin_flintBusted_atlas_2

Oggi invece, le stesse case d’asta stimano opere similari (cinque oli o acrilici su tela presi a campione, realizzati sempre tra il 1980 e il 1985 in dimensioni di circa 150x200cm, nello specifico Three Pontificators, Crown Hotel, Untitled Julius Caesar on Gold, Danny Rosen e Untitled Bracco di Ferro, di cui il primo passato da Phillips de Pury & Luxembourg, i successivi due da Sotheby’s e gli ultimi due da Christie’s) tra i 5.5 e i 8.3 milioni di dollari, una differenza sorprendente, che realizza a pieno l’aspirazione del Rebel Without a Cause, «I wanted to be a star, not a gallery mascot».

Three Pontificators

Crown hotel

Julius_caesar_on_gold

Danny Rosen

Bracco di Ferro

(claudia fasolo)

Immagini:
Ritratto di Jean-Michel Basquiat;
Loft di Basquiat, Great Jones St, NY, courtesy of The Art of Russ Pope;
Jean-Michel Basquiat con Andy Warhol, courtesy of Artvalue;
Dustheads, 1982, courtesy of Arcadja;
Magic Black Snakes, 1984, courtesy of Arcadja;
The White Man, 1984, courtesy of Arcadja;
Desmond, 1984, courtesy of Arcadja;
Skin Flint, 1984, courtesy of Arcadja;
Busted Atlas 2, 1982, courtesy of Arcadja;
Three Pontificators, 1984, courtesy of Arcadja;
Crown Hotel, 1982, courtesy of Arcadja;
Untitled Julius Caesar on Gold, 1981, courtesy of Arcadja;
Danny Rosen, 1983, courtesy of Arcadja;
Untitled Bracco di Ferro, 1981, courtesy of Arcadja.

Fonte risultati d’asta: Arcadja

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