Il caso Banksy: l’invisibilità dell’artista si estende alle sue opere

banksy_no-ball-gamesUn’apparizione fugace, un gioco vandalico dall’innocenza disarmante durato poco più di tre anni, quello di due bambini che nel settembre 2009 appaiono sul muro di un edificio londinese in Tottenham Green N.15, per poi sparire – nell’estate 2013 – come in seguito ad una punizione oppressiva.
Giovedì 25 luglio infatti, la città inglese si risveglia incredula e rabbiosa di fronte all’assenza di No Ball Games, celebre murale realizzato con tecnica stencil dalla figura più enigmatica ed inafferrabile dell’arte di strada: Banksy.

Ancora una volta, a muovere le fila della rimozione dell’opera dal suo supporto originario è Sincura Group, una società inglese erogante servizi per vip che ha comunicato l’intenzione di vendere il murale – destinando parte del ricavato in beneficenza – dopo aver provveduto al restauro.

Il legame con Sincura?

Slave Labor (Bunting Boy), London, 2012-1726287Nel maggio 2012, in occasione del giubileo di diamante della Regina Elisabetta, Banksy sprigiona il suo genio artistico sul muro di uno degli store della catena britannica Poundland, regalando al quartiere londinese di Wood Green uno dei suoi lavori più emblematici, Slave Labour.
Di nuovo un bambino, di nuovo una commovente e sfruttata innocenza. In ginocchio, a piedi nudi, totalmente concentrato a cucire la Union Jack. Questa volta però, manca quell’elemento ironico che sempre disturba in modo geniale l’equilibrio della composizione, ma l’insolito ed inaspettato accostamento tra fanciullezza, lavoro e spirito nazionalista stride e spinge a riflettere.
Nel febbraio 2013 l’opera scompare misteriosamente e riappare con tanto di stima – tra i 500mila e i 700mila dollari – ad un’asta a Miami. Sebbene le numerose critiche sollevate dai cittadini inglesi blocchino la vendita del lotto, quattro mesi dopo la società in questione, Sincura Group, propone Slave Labour – interamente restaurata – sul mercato londinese durante un’asta privata e la aggiudica per circa 700mila sterline (1 milione di dollari). Tony Baxter, direttore del gruppo, rispetta la privacy dell’acquirente ma smentisce la nebulosità della trattativa, dichiarando legale l’intero procedimento. Forse trascurabile, ma certamente curioso, è il fatto che il murale non porti con sé la certificazione di autenticità Pest Control, l’unica riconosciuta dall’artista stesso attraverso un sistema che vaglia la paternità dei lavori distribuendoli poi ai collezionisti. In proposito, l’esperto di Banksy Robin Barton afferma che non vi è dubbio sull’autenticità del murale e che la mancanza del certificato sia attribuibile all’inapplicabilità del Pest Control ai lavori “rimossi dal loro contesto originale”.

Ma…chi è Banksy?

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Carta d’identità: uomo, nato a Bristol – presumibilmente attorno al 1974/75 – terribilmente allergico alla società capitalistica consumista, vivo e tuttora attivo nel campo della Guerrilla Art. Nient’altro.

La vicenda suddetta risulta nebulosa tanto quanto l’artista stesso.
Com’è possibile che il detrattore del capitalismo per eccellenza sia stato irretito dalla tela del nemico?

Com’è possibile che sia divenuto egli stesso preda e gioco di chi da anni, tramite la sua arte beffarda, cerca strenuamente di condannare?
Come può accettare che la sua opera venga sradicata dal territorio in cui e per cui è stata concepita?

Privata del suo supporto – la strada – e sottratta ai suoi spettatori – la gente – la Street Art esaurisce la linfa vitale e si depaupera della sua essenza.

E se dietro tutto ciò ci fosse Banksy stesso?

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(claudia fasolo)

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