Un collezionista – tuttofare: Serge Aboukrat alla MEP di Parigi

Serge Aboukrat

Personaggio illustre dell’odierno Saint-Germain-des-Prés – il VI arrondissement di Parigi meglio conosciuto come la fucina culturale che fu culla dell’esistenzialismo di Sartre e Simone de Beauvoir, di Juliette Gréco, Godard e Truffaut – Serge Aboukrat è un editore, gallerista e curatore ma, soprattutto, un appassionato di fotografia.

La sua collezione si è costituita pian piano nel tempo, poiché fin dagli anni Settanta era stato incuriosito dall’idea-base alla radice del collezionismo, il creare un insieme omogeneo e significativo, che si trattasse di opere d’arte, oggetti quotidiani o ambienti domestici “in stile”: ad ispirarlo, in particolare, era stato un suo amico di Nizza che aveva ricreato nel proprio appartamento un vero e proprio spaccato degli anni Trenta del Novecento, con sculture di Miklos, pitture di Jouve, mobili di Ruhlmann e Leleu e vasellame di Dunand e Lalique.

Nella sua piccola galleria di place de Furstenberg in questi anni ha esposto, fra gli altri, fotografi quali Mac Adams, Pascal Navarro, Jean-Pierre Godeaut, Frank Horvat, Raymond Loewy, Joan Rabascall e Raed Bawayah, ma non sono mancati i grandi nomi rievocanti un lontanissimo passato, gli esordi della fotografia.

Aboukrat possiede, infatti, una raccolta di oltre 50 clichés-verre dall’eccezionale valore: Corot, Daubigny, Delacroix, Millet e Rousseau sono soltanto alcuni degli altisonanti autori di queste opere, a metà strada fra incisione e fotografia.

La dimenticata tecnica del cliché-verre fu inventata intorno al 1850 da Constant Dutilleux e Corot fu il primo a realizzare, nel 1853, quelli che egli stesso definì “disegni su vetro per fotografia”; la particolarità di questo raro procedimento di impressione attraverso i mezzi fotografici risiede nel negativo, in quanto a realizzarlo è manualmente e direttamente sul vetro l’artista e la tiratura è ottenuta per mezzo della luce che vi passa attraverso.

Jean Baptiste Camille Corot, Arbre dans la forêt, 1860 ca.

Jean Baptiste Camille Corot, Arbre dans la forêt, 1860 ca.

Il fil rouge tra Aboukrat, la sua pregevole collezione di clichés-verre e le altrettanto importanti opere fotografiche in suo possesso lo si trova, invece, fino al 15 settembre in un altro significativo punto nevralgico della Ville Lumière, il Marais.

Nell’antico quartiere ebraico oggi cuore pulsante della città – non mancano gallerie, boutiques, negozi vintage e locali di tendenza – è, infatti, possibile visitare la mostra temporanea “L’oeil d’un collectionneur: Serge Aboukrat du cliché-verre à Philippe Halsman”, ospitata dalla MEP – Maison Européenne de la Photographie.

L’importante associazione fondata nel 1978 si è proposta, negli anni, di promuovere una politica artistica e culturale rivolta ai parigini e non e, al contempo, di consacrare, a partire dall’istituzione del Mois de la Photographie nel 1980, Parigi quale capitale incontestata della fotografia; per questo ha accettato il costante sostegno finanziario pubblico dal Comune della città, pur conservando una totale libertà d’azione.

Così la MEP ha avuto l’idea di chiamare in causa Serge sia in veste di importante collezionista sia in veste di curatore dell’esposizione, al fine di incuriosire il pubblico e di renderlo partecipe di una collezione così pregevole e poco conosciuta – ed in qualche modo istituzionalizzata proprio grazie al passaggio da una significativa sede pseudo-museale – proposta insieme ad un altro interessante nucleo appartenente alle raccolte di Aboukrat: una sessantina di opere di Philippe Halsman.

Il fotografo attualmente “presente” in tutta Milano – suo è il celeberrimo scatto che ritrae Alfred Hitchcok con il sigaro in bocca sul quale si poggia un uccello nero ancora in volo, immagine promozionale della mostra al Palazzo Reale che ne racconta i capolavori firmati Universal Pictures – è uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento, noto in larga parte per i ritratti, dal tono surrealista e giocoso, a personaggi del mondo dello spettacolo.

Alfred HitchcockComplesse costruzioni sceniche, contrasti cromatici nettamente definiti, predilezione per tonalità scure, stile brillante, innovazione e tanta ironia: questi sono gli ingredienti fondamentali di Halsman.

Per la MEP Aboukrat ha scelto opere –  di cui è in possesso da una decina di anni – appartententi a diverse serie che permettono di ricostruirne una specie di piccola retrospettiva: Atomicus, Skull, Jump e Ritratti fluttuanti.

Ad Atomicus si ricollega la fruttuosa collaborazione tra Halsman e Dalì che, fra gli altri progetti, portò alla realizzazione del famoso scatto – presente anche al Moma – Dalì Atomicus, ispirato alla sua opera Leda Atomica (sulla destra, nella fotografia), frutto di ben 28 tentativi preliminari: oggetti e gatti “volanti”, scrosci d’acqua e sedie sospese sino allo stesso Dalì a mezz’aria.

Dalì Atomicus

Il concetto di sospensione è ricorrente nell’opera di Halsman: lo si ritrova anche nella serie Jump, caratterizzata dal cosiddetto “jumping style”, ideato dal fotografo per riuscire a  cogliere l’espressione facciale del personaggio da immortalare senza che questo fosse in grado di controllarla.

Albori della fotografia e suoi sviluppi successivi a confronto, dunque, in una scommessa curatoriale il cui trat-d’union è dato proprio dalla sperimentazione: la stessa che ha condotto la Maison Européenne de la Photographie e Serge Aboukrat a collaborare.

Il dialogo della sua collezione con i visitatori e con le altre mostre presenti nella storica ed affascinante cornice della MEP ha conferito alle opere ed alla sua persona la giusta attenzione e  l’esperimento sembra essere andato a buon fine, se l’occhio attento del collezionista è riuscito a trasmettere quell’intenso legame, spesso così difficile da cogliere, tra opera d’arte, collezione, esposizione e pubblico.

Maria Stella Di Trapani

Sito istituzionale Maison Européenne de la Photographiehttp://www.mep-fr.org

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