Dinamismo e internazionalità a miart: una nuova sfida per Vincenzo de Bellis

Sono il direttore artistico più giovane mai nominato in Italia…pensate un po’ come siamo messi”.

Vincenzo de Bellis

Vincenzo de Bellis

Così esordisce il trentenne Vincenzo de Bellis, strappando subito il sorriso ad una classe che tutto si aspettava dall’incontro con il nuovo direttore di miart fuorché trovarsi davanti un ragazzo umile, semplice e all’inizio forse anche un po’ intimidito.

Si presenta, illustra il programma della mattinata ed inizia quindi con una panoramica completa sulle principali proposte fieristiche che si svolgono ogni anno nel mondo, la quale gli permette di confessarci che la sua prediletta fonte d’ispirazione al momento – tralasciando Art Basel e Frieze – è l’appuntamento di FIAC Paris: “Ha cambiato volto da quando si è trasferita al Grand Palais, diventando dal punto di vista architettonico la fiera più bella in assoluto; prima – ed io sono il signor Nessuno – ricevevo l’invito con tanto di eventuale rimborso spese, ora purtroppo non lo vedo nemmeno col binocolo”.

Prosegue, parla anche di Armory Show, di Indipendent, di Artissima, di Arte Fiera Bologna, ma non vede l’ora di raccontare della sua miart. Crede che nel sistema artistico gli eventi fieristici siano ora, più che mai, davvero in grado di sostenere il mercato grazie alla flessibilità, al dinamismo, alla spinta internazionale e alla capacità di creare indotto, che vuole rendere veri e propri assi nella manica.

Apre finalmente la finestra su Milano, una città – spiega – che, nonostante l’alto potenziale nel settore in questione, non è riuscita finora a comprendere che, per soddisfare le esigenze di un mercato B to C, l’accuratezza nella scelta delle gallerie diventa imprescindibile in quanto direttamente proporzionale al prestigio della fiera stessa. Soprattutto nell’edizione 2012, infatti, l’urgenza di ricavare profitto aveva spalancato i cancelli a gallerie mediocri, ottenendo come risultato un abbassamento drastico del livello qualitativo generale. miart 3

Quella di miart è una sfida impegnativa, accolta da de Bellis a partire dall’edizione 5-7 aprile 2013 – conclusasi con successo – che si protrarrà fino al 2015, dando al direttore e alla sua squadra di professionisti italiani ed internazionali la possibilità di programmare e garantire per tre anni continuità a collezionisti e gallerie.
140 gallerie – di cui 55 straniere – storiche ed emergenti e 800 artisti armonizzati in una dialettica dinamica tra moderno e contemporaneo: in primo piano la visione internazionale, con occhio attento alle nuove tendenze e addirittura al design – cui è dedicata l’intera sezione Object –, ma non meno importante la valorizzazione della modernità sentita in Italia come tradizione e motivo di vanto. La scelta di riservare all’arte moderna sia parte di Established, dove espongono le gallerie affermate, sia di THENnow, può apparire azzardata alla luce delle ridotte dimensioni della struttura ma – sottolinea de Bellis – consente alla fiera di mantenere un saldo e radicato contatto con il territorio, fungendo da ponte tra tradizione e innovazione.
Nell’accennare a THENnow, il giovane direttore si lascia sfuggire un fremito d’orgoglio: “Qui emerge la mia deformazione curatoriale, dal momento che ho dato la possibilità a due gallerie per spazio – una di moderna e una di contemporanea – di allestire una personale che parlasse e influenzasse l’altra, creando un’atmosfera dove passato e presente dialogano in un gioco di continui rimandi”.

miart

Quali sono poi, oltre al dinamismo e alla forte dose di internazionalità, le carte vincenti che permetteranno a miart di tornare in carreggiata? Sicuramente la riallocazione delle risorse economiche in un business plan che contenga lo sperpero esterno alla fiera – assenti appunto i progetti collaterali ad eccezione di quelli effettuati in collaborazione con le istituzioni, ad esempio con la fondazione Trussardi – e che destini i mezzi disponibili alla cura dell’ospitalità e dei servizi per le gallerie; ma anche una nuova e moderna immagine, grafica ed editoriale, studiata da parte del team di Mousse; un comitato d’onore, composto da ambasciatori stranieri che promuovano la fiera nel loro paese d’origine; il forte accento posto sui talk e sulle conversazioni, per portare in città e in fiera critici internazionali di alto livello; le attività di collaborazioni culinarie; l’istituzione di premi ad incentivo di artisti giovani…e molto altro.

Risponde a tutte le nostre domande, si lascia andare un po’, scherza, sorride, sembra uno di noi.

(claudia fasolo)

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