CLAUDIO PALMIGIANO: “SONO NATO COLLEZIONISTA”

“Sono nato collezionista. Sin da piccolo amavo raccogliere bustine di zucchero, figurine e bastoni da passeggio. Ero naturalmente attratto dagli oggetti più disparati”. Si presenta così l’Avvocato milanese Claudio Palmigiano agli studenti del IV Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School del Sole 24 Ore in occasione di un incontro dedicato all’affascinante universo del collezionismo. La sua è la preziosa testimonianza di chi, in quasi venti anni, ha saputo costruire un’importante raccolta d’arte contemporanea, oggi ecumenicamente apprezzata e nota, non solo, tra gli ambienti gli addetti ai lavori.

Palmigiano – che condivide la sua passione e le sue scelte con la moglie Maria Grazia – ricorda agli studenti il suo primo contatto con il collezionismo. Un incontro nato quasi per caso quando, per mezzo di un’amica – figlia dell’importante collezionista Paolo Consolandi – viene a conoscenza di una realtà che, a quel tempo, giudica “assurda”.

Serviranno anni per metabolizzare quell’incontro e comprendere che, in fondo, quel mondo gli appartiene. La storia di Palmigiano, del resto, è simile a quella di tanti altri collezionisti che, alla lunga, non hanno saputo rinunciare all’accattivante possibilità di costruire, attraverso una raccolta di opere d’arte, un proprio, personale microcosmo regolato dall’ordine e abitato dalla bellezza.

Tutto è iniziato con l’acquisto di un dipinto di Sironi a metà degli anni Novanta. Poi, negli anni, la collezione si è aperta ad altri mezzi espressivi e, attualmente, custodisce al proprio interno anche video, disegni, sculture e fotografie. Ed è proprio quest’ultimo il linguaggio su cui Palmigiano ha concentrato maggiormente le sue attenzioni collezionando opere di artisti del calibro di Vanessa Beecroft, Richard Prince, Marina Abramovic, Cindy Sherman, Barbara Kruger, Nan Goldin, Philip Lorca Di Corcia e tanti altri.

Vanessa Beecroft. Courtesy: collezione privata Claudio Palmigiano

Vanessa Beecroft. Courtesy: collezione privata Claudio Palmigiano

Strettamente legato alla contemporaneità e ai suoi linguaggi, Palmigiano rappresenta una nicchia di collezionismo, attenta e raffinata che, prima di procedere alla scelta di un’opera, si documenta con la lettura, lo studio e la frequentazione – costante – delle fiere, delle gallerie e dei musei.

Del resto, basta ascoltare Palmigiano per qualche minuto, seguire con attenzione il modo in cui descrive la sua collezione, per comprendere l’erudizione e la passione che animano le sue scelte. Con la dovizia di un manuale, parlando della sua collezione l’Avvocato espone  la sua teoria sull’arte, sezionando le opere della raccolta secondo un personale e lucido criterio “curatoriale”, raggruppando i vari pezzi in piccoli nuclei omogenei al loro interno per stile e caratteristiche.

E’, quello di Palmigiano, l’atteggiamento tipico di chi è pienamente cosciente delle proprie scelte, di chi ama la ricerca – nel suo computer custodisce un archivio con centinaia di nomi che periodicamente aggiorna e monitora – e, difficilmente, cede alle mode del momento.

Come egli stesso confessa “se sono interessato ad un nome – o ad un’opera – mi cimento in una lunga fase di ricerca che, quando possibile, culmina nella conoscenza/frequentazione personale dell’artista”. Nonostante ciò, nel corso del suo appassionato racconto, Palmigiano specifica più volte come per lui il rispetto dei ruoli sia la principale regola – non scritta – del “gioco”. È per tale ragione che i suoi acquisti avvengono tramite Galleria: “è giusto – dice Palmigiano – riconoscere il ruolo di chi crede e investe nella produzione dell’artista. E’ una questione di correttezza e serietà”. Del resto, la Galleria è per l’Avvocato una guida: “una volta individuate quelle di fiducia è sulla base delle loro scelte che, di conseguenza, compio le mie, senza mai azzardare l’inutile, rischioso e spesso frustante tentativo di scoperta di un ignoto”.

Seppur privilegiato, quello della Galleria non è l’unico canale di riferimento di Palmigiano. Anche le aste e le fiere sono, infatti, momenti importanti per le scelte dell’Avvocato che, tuttavia, ammette di frequentare le seconde soprattutto per ragioni di documentazione e aggiornamento.

Nel lungo racconto di Palmigiano non mancano, poi, considerazioni generali sul sistema dell’arte, sulle condizioni del mercato e sul mondo del collezionismo nel suo complesso. Nella narrazione trovano spazio anche episodi singolari legati alla sua personale esperienza con artisti e galleristi.

Per tutto il tempo, l’Avvocato parla con passione ed orgoglio della sua attività e, quando sul finire dell’incontro, uno studente gli domanda se avesse mai valutato l’opportunità di affidare ad un art advisor la gestione della sua raccolta lui, con il sorriso sulle labbra, risponde:  “Perché mai dovrei delegare ad altri un’attività così divertente?”

(Gregorio Raspa)

Richard Prince. Courtesy: collezione privata Claudio Palmigiano

Richard Prince. Courtesy: collezione privata Claudio Palmigiano

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