Segnalibri…un vezzo d’altri tempi

Nell’era del digitale non solo i libri ma anche i segnalibri rischiano l’estinzione, per questo, ora come ora, sono molto ambiti dai collezionisti.
Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento i segnalibri erano incorporati nella rilegatura stessa, per esempio nei testi sacri  erano agganciati alla parte superiore del libro: formati da due o più nastri di seta o lino pendevano da una “barra” che costituiva parte integrante della rilegatura. Un po’ più ricercato era quello a “disco rotante” in grado di segnare non solo la pagina, ma anche la riga.
La vera moda dei segnalibri arriva alla fine del XIX secolo, quando verranno persino prodotti su scala industriale come quelli in seta ricamati su telai Jacquard. In Inghilterra diventano famosi gli Stevengraph concepiti da Thomas Stevens decorati con frasi d’auguri e soggetti originali. In seguito diventano strumento utile per le agenzie per farsi pubblicità diffondendo quello che è il segnalibro su carta, ora il più comune.
Sofisticati sono quelli realizzati in oro, argento, ottone, avorio, madreperla con la funzione di tagliacarte. I più preziosi sono stati prodotti negli anni ‘30 da Fabergé, oggi stimati a 25mila euro, importanti esemplari sono anche quelli realizzati da Tiffany e da Gorham in argento e oro con manici arricchiti da gemme.
Al di là delle case manifatturiere d’appartenenza, sembrerebbe che il segnalibro più ambito sia quello in argento, un vezzo di grande classe al quale nessun collezionista potrebbe mai rinunciare.

(Luisella Galluzzi)

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Didascalia: antico segnalibro ad angolo, Gorham Sterling 71

© courtesy of Google

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