Perché arte e management vanno di pari passo: Maria Letizia Tega

La potenza è nulla senza controllo recitava uno slogan, talmente memorabile che dopo dieci anni ancora ci torna in mente Carl Lewis, testimonial perfetto di tale verità.

Ma qual è il nesso tra il fortunato spot firmato Young & Rubicam e la gestione manageriale dei beni culturali?

Cosa c’è di più potente della cultura?

Arte e cultura portano tatuata indelebilmente la bandiera italiana, ma è da troppo tempo che il nostro Paese non riesce a valorizzare un patrimonio così vasto.

Un bene prezioso va innanzitutto preservato, e poi promosso perché possa essere anche, in secondo luogo, una risorsa monetaria.

Si è diffusa però l’idea assurda che il patrimonio artistico possa essere amministrato e gestito come un’azienda, tramite eventi spot e discutibili scelte “innovative”, ma le competenze manageriali da sole non sono sufficienti: purtroppo la moda delle nuove figure ibride che trattano un complesso monumentale come un’azienda non accenna ad affievolirsi.

I trucchi del marketing sono nulla senza le competenze, un’impalcatura instabile su di un terreno traballante. Soltanto la cultura puó renderlo solido e produttivo, non costruendo torri d’avorio dove trincerare i saggi, ma diffondendo sapere che rende liberi, che genera inclusione sociale, senso civico, di appartenenza, desiderio di conoscenza e rispetto verso il nostro patrimonio.

Purtroppo tutte queste parole sono banalità e ragionamenti vuoti se non si fanno i conti con la politica e la società: con la realtà quindi. Amministrare i beni culturali spetta al governo italiano e per farlo nella maniera giusta è necessario innanzitutto una investimento economico, che per anni non sarà possibile fare, e in seconda istanza provare a formare una mentalità differente: il raggruppamento dei musei, l’educazione scolare, nuove politiche dedicate al turismo, offerta di servizi di alto livello, sono solo alcune dei provvedimenti da cui si potrebbe cominciare.

Vivrò abbastanza per vederlo succedere?

Perché è vero che l’Italia, almeno in questo, è un’immensa potenza, ma il controllo?

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