Amazon: l’arte è nel carrello

courtesy google.com

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Il colosso statunitense Amazon è talmente noto che non necessita di presentazioni, sin dalla sua nascita, quando vendeva soltanto libri, è riuscito a conquistare migliaia di clienti.

Oggi qualsiasi cosa è reperibile su Amazon.com, dalla statuetta della regina Elisabetta che fa il saluto reale (con tanto di cane Corgi al seguito) fino al gazebo da giardino richiudibile, passando per la teglia con le sembianze di Darth Vader.

Ma non sono solo le stranezze il punto forte del sito di e-commerce per antonomasia, il suo successo è dovuto all’assortimento di ogni genere di merce e alla comodità di poter reperire tutto in unico sito, affidabile e rapido.

E forse non bisognerà attendere molto per trovare davvero tutto su amazon.com

Presto potrebbero trovare spazio anche le opere d’arte: comprare un Fontana e farselo recapitare insieme ai corsi di pilates in dvd, o al pupazzo di Peppa Pig, con tanto di diritto di recesso, potrebbe diventare possibile.

E se i critici e gli esperti inorridiscono al sol pensiero, sollevando accreditate obiezioni, non la vedono così molti galleristi statunitensi contattati da Amazon, più di cento secondo The Art Newspaper  e  New York Times, per lanciare una vera e propria galleria online in grado di offrire almeno un migliaio di opere.

La parola d’ordine è riservatezza, la stessa offerta ai galleristi, a cui è stata paventata la possibilità di non rivelare la propria identità inizialmente e di vendere con uno pseudonimo per testare le reazioni degli utenti.

Per Amazon sarebbe prevista, in caso di vendita di un’opera, una commissione per cifre che variano dal 5% fino al 15%.

La compagnia di Seattle ha risposto con vaghezza ai giornalisti che hanno tentato di verificare la notizia, negando l’esistenza di annunci specifici sulla questione, ma neppure smentendo le informazioni che circolano da un paio di mesi.

Non è la prima volta che l’azienda americana si avventura nel commercio di beni di lusso, lo scorso autunno è infatti nata, solo per gli Usa, Amazon Wine che coinvolge più di 400 produttori.

L’arte può quindi prestarsi al commercio online?

Amazon probabilmente si limiterebbe a vendere stampe, fotografie e litografie ma chi può dirlo?

In fondo le più importanti case d’asta internazionali sono entrate a far parte, da qualche anno, di questo mercato, Christie’s ha dichiarato che il 27% delle sue vendite del 2012 proviene da offerte online, e ha istituito nel 2011 una piattaforma dedicata solo alle aste online.

Mentre Sotheby’s, già nel 2000, ha venduto una copia delle Dichiarazione di Indipendenza ad un compratore online, per 8 milioni di dollari.

Non è da sottovalutare neppure una ricerca di aprile sui trend del mercato dell’arte online, targata Hiscox. Lo studio ha esaminato come le abitudini dei collezionisti si siano adattate ai cambiamenti del mondo digitale: tra le gallerie intervistate l’89% vende regolarmente online, principalmente quadri, e tra i collezionisti le percentuali non sono da meno, l’82% dichiara di aver acquistato opere d’arte online scegliendole soltanto attraverso le fotografie. Un dato interessante se si considera che tra gli over 65 la metà degli intervistati ha dimestichezza con l’e-commerce.

Riuscirà Amazon a imporsi come una nuova realtà?

Non resta che attendere notizie da Seattle.

more info on:

The Art Newspaper,

The New York Times,

Hiscox The Online Art Trade

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