Arca Svizzera

Il piccolo tesoro degli artisti elvetici ad Art Basel 2013.

Basilea non conosce crisi. Si è conclusa da alcuni giorni la 44° edizione di Art Basel, la più importante fiera al mondo di arte moderna e contemporanea. La città svizzera diventa capitale dell’arte per meno di una settimana, catalizzando quasi settantamila visitatori (cinquemila in più dell’anno scorso) e una settantina tra rappresentanti e musei internazionali. Due strutture per accogliere l’evento: da un lato le gallerie, suddivise su tre piani, e dall’altro “Unlimited”, l’esposizione delle opere di grandi dimensioni. Non sono mancati gli artisti affermati e, soprattutto, dei nuovi movimenti emergenti, provenienti da Cina, Corea, Iran, sud est asiatico.

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La Svizzera, organizzatrice dell’evento, ha potuto sfruttare l’occasione anche per fare da vetrina ai suoi artisti di punta, rappresentanti delle diverse culture svizzere di ieri e di oggi. Fiore all’ occhiello è Valentin Carron, l’artista che ha curato il padiglione svizzero alla Biennale di Venezia 2013, dove si è presentato con una mostra site specific, con una serie di sculture e oggetti a pavimento e un’installazione di opere d’arte readymade (tra cui un Ciao Piaggio).

Classe 1977, a Basilea è esposto dagli americani di Gallery 303, con due opere (“Ein auto, ein Schiff, ubelriechernder schmerz Weiss und gedampft” e “Mario”), entrambe vendute, con un price range  tra i 35 e i 75 mila dollari. E’ considerato, affermano gli statunitensi, uno dei migliori giovani svizzeri.

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Di sette anni più grande è Olaf Breuning, svizzero residente a New York, poliedrico autore che spazia dal video, alla fotografia, al collage, alle istallazioni, fino alla scultura. Proprio due sculture, in marmo di Carrara, sono state vendute (“flat human – don’t do it, don’t do it, never mind” e “flat human – I’m such a mess”) ciascuna per 95.000 dollari dalla galleria statunitense Metro Pictures.

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Tra i nomi già noti al pubblico internazionale vi è Ugo Rondinone, nativo della svizzera tedesca ma con origini italiane, che alla fiera è riuscito a vendere una ventina dei suoi 59 cavalli in bronzo, presso la galleria berlinese Esther Schipper, per un costo che va dai 21 ai 24.000 euro, a seconda delle dimensioni, nonché una delle quattro candele colorate presso i parigini di Almine Rech, con prezzo oscillante tra i 20 e i 25.000 franchi svizzeri. Della stessa produzione in bronzo le mele di “Still life”, vendute da Sadie Coles di Londra. Invenduta invece la tela nera con schizzi di bianco, dal titolo “vierundzwanzigster”.

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Particolare l’iniziativa di Freymond Guth, galleria di Zurigo, che dedica l’intero padiglione ad Heidi Bucher, artista scomparsa nel 1995. L’artista riesce a vendere tutti i pezzi esposti : “la mamma” per 605.000 euro; “untitled silver jacket” per 20.000 euro;  “Obermühle, Parquet room nr. 25” per 27.000 euro; “Mental Institution in Kreulingen” per 30.000 euro, coinvolgendo anche acquirenti internazionali, segno della crescita di questa artista post mortem.

Thomas Hirschhorn

Presente anche un’opera di Thomas Hirschhorn, che ha rappresentato la Svizzera al padiglione nazionale per la Biennale del 2011, con “Crystal of Resistance”, un’installazione complessa, vorticosa e spregiudicata, laddove solo l’arte può resistere, purissima, alla decadenza della realtà. Impegnato negli Stati Uniti per il Gramsci Monument, commissionatogli nel Bronx, Hirschhorn non è un artista che si trova facilmente in fiera, considerate le installazioni che coinvolgono tanto il soffitto quanto i pavimenti (come quella inaugurata lo scorso aprile a Napoli, presso la Galleria Alfonso Artiaco). Ciononostante lo si ritrova proprio presso la Galleria Artiaco, con una composizione scultorea con tre manichini e un collage di foto e ritagli di giornale, per un costo di 122.000 euro, in trattativa con alcuni musei e un collezionista privato tedesco.

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Ad onorare il carattere multietnico dello stato elvetico c’è Latifa Echakhch, classe 1974, nata in Marocco ma svizzera d’adozione, che si è messa in evidenza per la sua opera ad Art Unlimited, “Horses and Figures”, in vendita presso la galleria Eva Presenhuber di Zurigo.

Il panorama svizzero si mostra dunque vivo e multiforme, bravo nel lanciare i suoi artisti nel mondo e nel rivalutare quelli passati, mostrandosi non solo come centro artistico accogliente per le realtà internazionali, ma anche fucina di talenti, spesso in fuga dai paesi d’origine: casa e accademia per nuovi mondi in cerca d’affermazione.

(alessandro cocorullo)

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