Basel is moving east. Basel – Hong Kong andata/ritorno

haegue yang

E’ tempo di bilanci per la 44esima edizione di Art Basel. Terminata il 16 giugno, la fiera arriva a conclusione di una una primavera ricca di appuntamenti internazionali nel mondo dell’arte, a cominciare da Frieze New York (10 – 13 maggio), fino all’inaugurazione de La Biennale di Venezia (1 giugno). Tra gli altri eventi degni di nota, è fondamentale segnalare la prima edizione di Art Basel Hong Kong, tenutasi dal 23 al 26 maggio. L’appuntamento svizzero ha infatti raddoppiato quest’anno, mettendo radici nella vibrante scena artistica asiatica (andandosi ad aggiungere all’evento di Miami, che quest’anno giungerà alla 12esima edizione). Nonostante la vicinanza delle date, 89 gallerie, sulle 304 presenti a Basilea, hanno deciso di partecipare ad entrambe le fiere. La maggior parte di queste avevano già preso parte in passato alla fiera di Hong Kong (fino al 2012 Hong Kong Art Fair), mentre solo 12 gallerie presenti la scorsa settimana a Basilea hanno partecipato quest’anno per la prima volta ad Art Basel Hong Kong. L’intento comune è risultato piuttosto chiaro: espandersi su un nuovo mercato che sta crescendo, utilizzando una piattaforma temporanea ma già istituzionalizzata, come Art Basel. Diverse invece sono le tipologie e le strategie delle gallerie presenti alle due fiere che si possono individuare. La Galleria Continua, già ben inserita nei due mercati con le sue sedi di San Gimignano e Beijing, ha dichiarato di preferire presentare alle due fiere gli artisti con i quali hanno progetti in corso, ponendo in secondo piano strategie di marketing che dovrebbero seguire potenziali target di collezionisti da incontrare in fiera. Tendenzialmente si privilegia una logica dello scambio, enfatizzando la presenza dei loro artisti asiatici a Basilea (AI Weiwei) e degli artisti europei a Hong Kong (Michelangelo Pistoletto), ma mantenendo un price range delle opere alle due fiere simile (10mila – 850mila euro). Massimo De Carlo (Milano), invece, prende atto della differenza dei collezionisti presenti nelle due città, distinguendo il pubblico più maturo di Basilea dal mercato ancora giovane e lento di Hong Kong. Ne consegue l’adeguamento dei price range delle opere presentate; da 60mila – 300mila dollari di Hong Kong fino a 40mila – 2milioni di euro di Basilea. Lo stesso meccanismo viene adottato dalla Johnen Galerie (Berlino), che ha preferito presentare ad Hong Kong opere di dimensioni più piccole e di artisti asiatici, riducendo il limite massimo del price range dai 420mila euro di Basilea ai 165mila euro di Hong Kong (con minimo di 5mila euro a entrambe le fiere). Come la Johnen Galerie, anche la Gallery SKE (Bangalore) ha partecipato per la prima volta ad Art Basel Hong Kong, presentando però opere con un price range nettamente inferiore: 1000 – 8mila dollari a Hong Kong e 30mila – 160mila dollari a Basilea. La galleria è già ben inserita nel mercato europeo e a Basilea, oltre all’opera dell’artista che presentava nella sezione Feature (Sudarshan Shetty, Path to water), è riuscita a vendere anche opere che non aveva portato. Hong Kong invece, si è dimostrata a loro detta una fiera più dura, collocata in un mercato che ancora devono conoscere. Stessa sorte è toccata alla Galerìa Pedro Cera (Lisbona) che, nella sua prima partecipazione ad Art Basel Hong Kong, è riuscita a coprire a malapena i costi. Ottimi invece gli affari a Basilea, dove ha presentato opere con price range 65mila – 330mila euro (10mila – 40mila il price range a Hong Kong). Situazione opposta alla Dirimart, galleria emergente di Istanbul che nel 2013 ha partecipato per la prima volta sia a Hong Kong che a Basilea. Rasit Tankut Aykut afferma che “Hong Kong è andata meglio come vendite, grazie anche ai prezzi minori che rendevano le opere più vendibili”. Il price range di Hong Kong variava infatti dai 10mila ai 45mila euro (con prezzo di vendita più alto a 30mila dollari), contro i 40mila – 100mila di Basilea. I prezzi più elevati della fiera europea sono probabilmente correlati all’esposizione delle opere di Yüksel Arslan, artista turco che quest’anno vanta la presenza presso il Palazzo Enciclopedico de La Biennale di Venezia. Un altro artista presente in Biennale (Haegue Yang) è stato esposto dal Singapore Tyler Print Institute, che nel 2013 partecipa per la prima volta a Basilea. Secondo Nor Jumaiyah, Marketing and Development Head della galleria, “l’opera Spice sheets di Haegue Yang ha destato molto interesse, soprattutto da parte di istituzioni, ma è rimasto invenduto. Le vendite sono andate molto meglio ad Hong Kong, dove, essendo già conosciuti, avevamo uno spazio più esteso in cui allestire opere di dimensioni più grandi”. Anche il price range delle opere ad Hong Kong era di conseguenza più alto di quello di Basilea, che partiva dai 12mila dollari di Singapore per Bloom di Heman Chong per arrivare ai 42mila dollari di Singapore per Spice sheets. La presenza della galleria a Basilea si è confermata comunque “un successo in termini di contatti, soprattutto con istituzioni e curatori, i quali principalmente si voleva raggiungere”. A conclusione degli ultimi due appuntamenti di Art Basel, la maggior parte delle gallerie si conferma quindi soddisfatta; se non in termine di vendite, sicuramente per ciò che concerne l’acquisizione di nuovi contatti. Come sottolinea il direttore della Galerìa Pedro Cera, Art Basel e Art Basel Hong Kong “sono due piattaforme su cui giocare, due porte che danno accesso a due mercati diversi: l’europeo e l’asiatico/australiano”. Quel che ci si prospetta non è quindi uno slittamento del mercato dell’arte verso oriente, bensì un ampliamento del mercato, con la comparsa di nuovi e più numerosi player.

3 thoughts on “Basel is moving east. Basel – Hong Kong andata/ritorno

  1. Bene bene Chiara. E mi piace molto l’immagine che hai scelto. metterne qualche altra?
    Link please! continua così, esercitati un po’ sul dare fiato al testo (a capom due invii etc).
    per il resto ok!

  2. Pingback: IMPRESA CULTURALE | Master economia e management dell'arte e dei beni culturali

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