Basel tra arte e mercato, il successo di Parcours

Tempo di bilanci per la 44esima edizione di Art Basel che, chiusi i battenti lo scorso 16 Giugno, ha confermato anche nel 2013 di essere la più importante fiera d’arte contemporanea internazionale: questo sia per l’altissima qualità delle opere esposte che per la partecipazione e il numero di visitatori, quest’anno a quota 70mila.

Dati importanti a conferma della vivacità di un mercato che ad alti livelli sembra non conoscere crisi, basti pensare alle cifre che sono gravitate intorno ad alcune delle più prestigiose opere della sezione Galleries: tra queste due dipinti di Gerhard Richter, uno del 1992 presentato dalla Dominique Lévy Gallery di New York, valutato “poco meno” di 20milioni di dollari e l’altro esposto alla Richard Grey Gallery di Chicago, quotato ben 6,5milioni di dollari. Per quanto riguarda la scultura, degne di nota le due opere in onice di Barry X Ball “Envy” e “Purity”, presentate dalla galleria Sperone Westwater, entrambe vendute a privati nei primi due giorni di fiera per 550mila dollari l’una. Grande successo anche per la sezione Art Unlimited, che ha ospitato progetti su larga scala, installazioni, sculture, forme creative di vario genere adatte a occupare spazi più ampi rispetto a quelli dedicati alla sezione Galleries.

Purification room

Purification room

Nel padiglione impossibile non notare l’avveniristica “Purification room” di Chen Zhen, artista scomparso nel 2005, rappresentato dalla Galleria Continua di San Gimignano, il cui record di vendita è ormai attestato a ben 623mila dollari. Ammirando un lavoro del genere, viene da chiedersi quale sia il destino di opere così meravigliose, ma difficilmente commercializzabili, sia per dimensioni che per specificità tematica. Basilea è anche questo, ovvero riflessione sul ruolo dell’arte nella società dei nostri tempi, non solo grandi affari e cifre da capogiro sborsate da collezionisti milionari. “L’altra Basel” è ben rappresentata dalla sezione Parcours che, nata nel 2010, risponde a un altro tipo di esigenza, quella di conciliare e unire il momento della fiera con la vita della città. Distaccata rispetto alla sede principale in Masseplatz, curata quest’anno da Florence Derieux, direttrice del FRAC Champagne-Ardenne (Fonds régional d’art contemporain), Parcours ha presentato lavori ideati appositamente per il quartiere Klingental da alcuni dei più importanti artisti contemporanei, grandi nomi dell’arte che si sono cimentati nella progettazione di opere al servizio di una riqualificazione territoriale di alto livello. Diciassette i nomi eccellenti che hanno contribuito alla creazione di un itinerario a cielo aperto, gratuito, in cui installazioni site-specific e sculture hanno guidato il visitatore alla scoperta del quartiere. Gli amanti dell’arte hanno così potuto fruirne anche al di fuori dei padiglioni fieristici, camminando per le strade, attraversando un quartiere storico della città arricchito da opere uniche, studiate appositamente per Basel e i suoi abitanti. In quest’ottica di riqualificazione territoriale vanno quindi considerate le installazioni di Marina Abramović, Marc Bauer, Olaf Breuning, Tom Burr, Michael Craig-Martin, Lothar hempel, Joep van Liefland, Jill magid, Lisa Oppenheim, Evariste Richer, Sterling Ruby, Michael Smith, Valerie Snobeck, Daniel Steegmann Mangrané, Danh Vo, Martin Walde e Artur Zmijewski: grazie alla loro creatività, il quartiere ha respirato aria nuova e attirato migliaia di visitatori incuriositi. Dal punto di vista commerciale, poche le informazioni relative a vendite e stime delle installazioni esposte, veicoli di cultura quindi più che d’affari altisonanti. La specificità e, in alcuni casi, la grandezza delle creazioni ne determinano una destinazione prettamente museale, più che da collezionismo privato: eccone quattro esempi esemplari. Ad aprire il percorso  Marina Abramović con “The Airport” (1972), una registrazione realizzata originariamente al Belgrade’s Student Cultural Center,  in cui l’artista annuncia a intermittenza dei voli in partenza, come succede in aeroporto. Rappresentata in fiera dalla Lisson Gallery di Londra, il price range della Abramović si attesta tra i 20 e i 250mila euro, impossibile però strappare ai galleristi il prezzo dell’installazione.

Esterno dell'edificio dedicato all'installazione di Dhan Vo

Esterno dell’edificio dedicato all’installazione di Dhan Vo

A Dhan Vo, artista vietnamita quotato tra i 25 e i 30mila euro, rappresentato a Basilea da diverse gallerie (Galerie Chantal Crousel, Galerie Isabella Bortolozzi, Marian Goodman Gallery) è stato invece affidato lo spazio dei chiostri interni al Museum Klienes Klingenthal, da lui utilizzati come sfondi per un’installazione intitolata “Gustav’s Wing”, composta di bronzi appesi o appoggiati a terra raffiguranti parti del corpo del nipotino Gustav, affetto da una malformazione alla spalla. Tra i pochi nomi di cui siano circolate cifre precise sul prezzo dell’installazione quello dell’americano Tom Burr: Dressage, studiata apposta per Kasernenplatz, cortile utilizzato fino agli anni Sessanta del Novecento dall’esercito svizzero, è costituita di strutture in legno e metallo che richiamano la disciplina e l’addestramento equestre, in contrasto e dialogo ironico con lo spazio del cortile, una volta utilizzato per le esercitazioni dei militari. Rappresentato dalla galleria Bortolamy di New York, l’installazione di Burr ha ricevuto durante i giorni di fiera offerte da parte di public collectors interessati ad ampliare le proprie collezioni: la cifra per l’acquisto dell’intera installazione si aggira complessivamente intorno ai 75mila dollari, come riferito dai galleristi. Burr, il cui mercato in asta è fermo a 4 passaggi e le cui quotazioni hanno toccato in passato i 25mila dollari di massima, era presente ad Art Basel anche con due opere nella sezione Galleries (sempre con la Bortolamy Gallery): “His personal effects (green tank top one) ”, cm 15×15 e “His personal effects (greem tank top two)”, cm 15×15, entrambe del 2013 e vendute a privati per 10.000 dollari ciascuna.  Tra le installazioni più efficaci e suggestive, ma di cui non si conoscono prezzi o proposte d’acquisto, ecco “Stove”, una gigantesca stufa in acciaio creata da Sterling Ruby, artista tedesco residente a Los Angeles, che con più di 60 passaggi in asta ha raggiunto con le sue opere monumentali la cifra record di 1,8 milioni di dollari. Dati questi presupposti, come determinare il valore commerciale di una stufa alta cinque metri? Quale acquirente potrebbe essere disposto ad investire i propri soldi in un’installazione site specific? La rimozione di un’opera dal luogo per cui è stata progettata non rappresenta forse un danno per l’opera stessa e per lo spazio cui era destinata? Richard Serra parlerebbe  di danno morale nei confronti dell’artista…

In un terreno così scivoloso come quello della progettazione ad hoc per lo spazio esterno, rimane comunque la positività del progetto Parcours, un iter temporaneo, alternativo alla fiera tradizionale, sentiero che permette di esaltare l’importanza delle installazioni site-specific e alimentare un dialogo di interscambio tra un pubblico più ampio e il lavoro degli artisti che, finalmente, esce dalle stanze del collezionismo privato e si rivolge a tutti i cittadini: il risultato è una migliore fruibilità degli spazi pubblici, senza che il successo di un’opera sia determinato esclusivamente dalla sua vendita. Parola al pubblico…

One thought on “Basel tra arte e mercato, il successo di Parcours

  1. Bene, un’analisi davvero completa. Avrei asciugato un po’ forse, ma è scorrevole e ben scritto.
    Però mi raccomando a dare ritmo al testo andando a capo sometimes! E foto e link!

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