A proposito dei decenni perduti: perchè il passato è destinato a coesistere con il presente.

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Conclusasi da qualche giorno la 44° edizione di Art Basel, è dunque tempo di tirare le fila di questa kermesse che come ogni anno è stata teatro di molte conferme, alcune novità e di una crescente partecipazione di pubblico (quasi 5 mila visitatori in più della passata edizione). A proposito di conferme, una delle costanti ivi riscontrate, in continuità con quanto già avvenuto nelle passate fiere di Miami (dicembre 2012), Hong Kong e New York (maggio 2013), è stata la crescente partecipazione di gallerie asiatiche nonché il progressivo interesse di alcune gallerie europee e statunitensi a presentare sia artisti di arte moderna già storicizzata sia artisti contemporanei, culturalmente connessi con l’area orientale.

E’ questo il caso della Blum&Poe Gallery di Los Angeles, con uffici anche a Tokyo, presente a Basel con i lavori degli artisti della Mono-ha Art, movimento giapponese degli anni Sessanta dimenticato per decenni e oggi riscoperto. Le vendite di questi artisti sono state abbondanti e si sono registrate in particolare fra i collezionisti europei che, a detta di Ashley Rawlings, direttore della sede giapponese, si dimostrano interlocutori più informati e preparati all’acquisto di arte asiatica, sia essa storicizzata o meno. Secondo Rawlings inoltre, il costante rimando di tutta la fiera alla Biennale di Venezia e agli eventi culturali inaugurati in sua coincidenza, hanno fatto da volano per gli acquisti e la curiosità dei numerosi visitatori che ne hanno visitato lo stand. A tal proposito va ricordato infatti che nei giorni della Biennale appena inaugurata, il noto collezionista François Pinault ha presentato Prima Materia, terzo ciclo espositivo dedicato alla sua collezione, presso Punta della Dogana, una delle due sedi veneziane dell’omonima Fondazione. In quella sede, i due curatori della mostra Caroline Bourgeois e Michael Govan propongono opere per lo più inedite, riservando una sala al suggestivo confronto fra gli autori classici dell’Arte Povera, Mario Merz, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto, e gli esponenti del gruppo Mono-ha art, Kishio Suga, Susumu Koshimizu, Koji Enokura e Nobuo Sekine, che fra loro condividono il medesimo stile materico. Si tratta di un confronto interessante, capace di risvegliare la curiosità di un collezionista del calibro di Pinault che, fra il febbraio e il novembre 2012, ha acquistato venti opere degli artisti Mono-ha dalla stessa galleria di Los Angeles, in coincidenza della mostra Requiem for the Sun: the art of Mono-ha e della personale dedicata a Kishio Suga, per un ammontare di spesa di circa 5.500.000 dollari. Favorita non soltanto da questa fortunosa coincidenza, ma anche da un consolidato lavoro di sostegno e promozione di molti altri artisti giapponesi, la galleria Blum&Poe (attiva fin dal 1995) si è aggiudicata a Basilea la vendita di ben sette delle diciassette opere Mono-ha presentate per un ammontare complessivo di circa 300.000 dollari. Questa cifra è ripartita tra due opere “not in booth” di Enokura, rispettivamente per 10.000 e 12.000 dollari, un Paper di Koshimizu (40.000 dollari), tre lavori di Suga, Fragments of Space, Entirety of corner e Untitled, presenti anche nella collezione Pinault, del valore complessivo di 95.000 dollari e un lavoro di Sekine, Phrase of Nothingness – Cloth and Stone (150.000 dollari). Sekine, fra l’altro, è presentato dalla stessa galleria anche a Basel Unlimited con l’imponente installazione site-specific Phrase of Nothingness – Black, di cui Pinault possiede un’edizione attualmente in mostra a Venezia, del valore di 425.000 dollari, rimasta invenduta, ma che ha riscosso l’interesse di due musei, uno europeo e uno asiatico non rivelati.

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Ma Blum&Poe non è stata l’unica galleria a presentare opere degli artisti Mono-ha. Anche la Taka Ishii Gallery, con sede a Tokyo, ha offerto loro un’importante visibilità nel proprio stand, riportando la vendita di un dittico di Enokura per 16.000 euro ad un collezionista europeo. Infine, la Tomio Koyama Gallery, anch’essa di Tokyo, presentando in stand nove opere di Suga, storicizzate e più recenti, ha registrato la vendita a privati di nazionalità europea di tre lavori, rispettivamente Cause (6.600 euro), Sorrounded fear  (7.000e euro) e Theory of differentiation (7.100 euro).

Come risulta evidente, quindi, anche dalle scelte dei galleristi intervistati, la presenza degli artisti alla Biennale di Venezia, o in occasioni espositive a questa contemporanee, è stata in grado di alzare i prezzi di vendita (quasi il 30% in più) rispetto alle precedenti fiere, in conseguenza di un aumento della notorietà, di una costante diminuzione della disponibilità di multipli realizzati e forse di una certa dose di scetticismo nei confronti delle nuove generazioni. In sintesi, come osservato anche da Franco Fanelli nell’articolo su “Il Giornale dell’Arte” (5 giugno 2013), questi dati confermano quanto già affermato in precedenza rispetto al mercato dell’arte: quello europeo, al momento, sembra non risentire troppo della crisi economica e anzi, si dimostra particolarmente disposto a concentrare i propri acquisti verso un’arte realizzata fra gli anni ’60 e ‘90, (in questo caso in Giappone), riconoscendovi oltre che un investimento sicuro e più economico, anche un valore d’espressione più radicale rispetto a molte opere d’arte contemporanea oggi sul mercato.

Fotografie presso la mostra Prima Materia, Fondazione François Pinault, Punta della Dogana, Venezia.
Courtesy of the artist and Blum & Poe, Los Angeles, ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

One thought on “A proposito dei decenni perduti: perchè il passato è destinato a coesistere con il presente.

  1. Ottima analisi Francesca. Devo farti l’appunto sulle foto però: sono troppo piccole!
    Se proprio non si trovano magari una mail alla fondazione…
    ah, e link link link!

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