RETOUR A’ LA GRANDEUR?

“Au revoir Bâle!” Questo è il saluto dei galleristi francesi alla 44esima edizione della fiera d’arte più importante al mondo; secondo gli esperti questa edizione è stata un po’ contrastante per le gallerie d’Oltralpe, poiché abbiamo sia chi l’ha definita un successo sia quelli secondo cui la fiera è stata deludente.

In questa edizione sono state presentate 16 gallerie, alcune oramai molto affermate ed altre che invece si trovano alla loro prima esperienza: tra queste ultime possiamo citare la “Galerie Elbaz”che si è ovviamente definita molto orgogliosa di essere stata selezionata e di essere per la prima volta nel salone d’arte più importante del mondo occidentale; il suo bilancio della fiera è quindi positivo e soddisfacente, sebbene non possedesse un price-range molto elevato: le loro opere, tutte innovative, vanno da 15mila a 100mila euro. Anche la “Galerie Rene” ha espresso parere più che positivo sulla fiera ed ha confermato il rifiuto di partecipare alla kermesse americana e asiatica occupandosi prevalentemente del mercato europeo sebbene tra i suoi collezionisti annoveri anche personaggi americani, mentre è poco interessata al mercato asiatico.  La “Galerie Chantal Crousel” alla soddisfazione per l’andamento della fiera aggiunge l’idea che la kermesse aumenti sempre di più d’importanza anno dopo anno; chi ha ammesso di aver dovuto già cambiare opere in quanto le precedenti erano state già tutte vendute è la galleria “ Art: Concept” che si può ritenere contenta grazie anche al suo price-range da 2mila a 20mila euro. La soddisfazione per la fiera non può non essere espressa dalla galleria più importante di Francia la “Galerie Perrotin” che, oltre ad ammettere la felicità per l’andamento della kermesse, spiega anche l’idea di espandersi verso il mercato americano con l’apertura di una sede staccata della galleria nella Grande Mela dopo l’esperimento di Miami; alla domanda sul perché cambiare sede e non rimanere nella città della Florida la gallerista ha spiegato come New York sia una città più viva sotto il punto di vista artistico e di un ottimo ambiente di lavoro cosa che invece non trova nella città del sud; altra galleria che ha espresso soddisfazione è la “Galerie Mennour” che è presente oramai alla kermesse da quattro anni e ha definito questa edizione molto forte anche perché il loro progetto era la conoscenza non di uno, ma di più artisti e quest’anno il successo ha raggiunto tutta la loro collezione con  un price-range che va da 200mila a 700mila euro.

Non per tutte le gallerie possiamo parlare di soddisfazione per l’andamento della fiera: alcune l’hanno definita stabile come la “Galerie GDM” che si occupa prevalentemente di edizioni e ha definito stabile l’andamento della fiera anche grazie all’altissima domanda dei clienti sia numerica sia di livello culturale; sulla stessa lunghezza d’onda è la “Galerie Yvon Lambert” che ha ammesso la stabilità con gli anni passati anche grazie al suo price-range che va da 10mila a 20mila euro.

Alcune gallerie invece quest’anno hanno avuto problemi rispetto agli altri anni come la “Galerie Lelong” e la “Art de Paris” anche se per motivazioni molto diverse tra loro: se per la prima possiamo parlare di “concorrenza” subita dalla biennale di Venezia, nel senso che essendo avvenute a due settimane di distanza l’una dall’altra questo ha portato all’assenza a Basilea di alcuni collezionisti americani ed asiatici che non potevano restare per tre settimane in Europa per vedere entrambe le mostre, ma si rifaranno nell’edizione americana ed asiatica della kermesse; per la seconda, “Art de Paris”, invece si è proprio parlato di una perdita di clienti rispetto alle scorse edizioni anche con un abbassamento del price-range che si colloca tra 10mila e 100mila euro, mentre per la “Galerie Lelong”, il price-range, che ovviamente è in valute diverse data la presenza di americani ed asiatici, si colloca tra 5mila euro e 750mila dollari.

Oltre a valutare l’edizione della kermesse a livello culturale ed economico i galleristi  hanno anche notato un cambio all’interno della loro clientela ed in particolare sulla figura del collezionista: secondo “Art:Concept”, “Galerie GDM” e “ Galerie Lelong” possiamo verificare un innalzamento del livello culturale dei collezionisti, ma la risposta a questa domanda non è univoca: “Perrotin”e  lo stesso “Lelong” parlano anche di una diversa nazionalità che amplia il bacino di domanda, date anche le differenze culturali; un’osservazione completamente diversa la dà  invece sia la “ Galerie Chantal Crousel” che la “ Galerie Mennour” che invece parlano di una massiccia presenza di Art-Advisor rispetto agli scorsi anni anche se il contatto diretto resta sempre fondamentale nella scelta delle opere e che compiono quindi un’opera di mediazione tra il collezionista e la galleria. La seconda ha anche spiegato la nazionalità dei suoi clienti che sono stati davvero soddisfatti e variano dall’Europa (Francia, Germania ed Italia) agli Stati Uniti.

In ultima analisi i galleristi ci hanno mostrato la loro idea sull’arte francese nel futuro e in che modo la vedono; qui, a differenza della figura dei collezionisti, vi è un sostanziale accordo: tutti i galleristi vedono la crescita dell’arte francese grazie ai nuovi artisti, anche se secondo la “Galerie GDM” è un po’ difficile vedere la situazione dall’interno, ma la crescita è dovuta anche alla presenza di nuovi artisti francesi nei musei come ci rivela la “Galerie Mennour” o  grazie a scambio culturale tra Francia e Stati Uniti come pensa la “Galerie Elbaz”.

Che sia il ritorno della “Grandeur” francese?

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