Art Basel 2013: arte religiosa in fiera

Dopo il successo dell’esordio del padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia, anche ad Art Basel 2013 alcune gallerie propongono opere di carattere religioso o “pseudo-religioso”. Il numero di gallerie che mostrano soggetti sacri è però piuttosto limitato, segno evidente che spesso questa tematica spinge i collezionisti e i musei più verso opere tradizionali che verso innovazioni contemporanee. Inoltre oggi vediamo casi di opere che risultano non devozionali, ma a-religiose (anche se talvolta blasfeme). Si assiste quindi in generale a un’opposizione tra chi vuole rinnovare l’arte sacra e chi invece si vincola a schemi del passato.

Alcuni artisti presenti in fiera hanno adottato soluzioni originali, riprendendo soggetti dei grandi maestri e trattandoli con tecniche e materiali contemporanei. È il caso, ad esempio, di “Profanation, El Greco” di Kendell Geers del 2008, presentata ad Art Basel dalla galleria Continua di San Gimignano; viene rappresentato un maestoso crocifisso in neon, che si rifà all’artista greco del Seicento. La galleria collabora con questo autore da circa dieci anni e nelle scorse edizioni di Art Basel ha spesso presentato opere sacre dell’artista sudafricano, dando spazio soprattutto ai suoi budda e crocefissi fasciati. Quest’anno un Cristo, avvolto in carta stagnola, è stato venduto al prezzo di 12.000 euro.

Parlando del tema religioso nell’arte contemporanea non si può non citare Lucio Fontana: la galleria  Karsten Greve di Saint Moritz dà spazio all’artista da molti anni e ad Art Basel 2013 è stato presentato un crocifisso di piccole dimensioni. Il grande interesse di Karsten Greve nei confronti dell’artista italo-argentino è testimoniato anche dalle numerose pubblicazioni che lo riguardano edite dalla galleria stessa.

Un’opera d’arte cristiana è stata presentata anche ad Art Unlimited, la sezione che espone oltre cinquanta capolavori di grande dimensione: è “La via dolorosa” di Gina Pane, un’enorme via crucis venduta dalla Kamel Mennour Galerie di Parigi a un museo americano per 240.000 euro (prezzo medio per un’opera della Pane, se si considera che raramente scende sotto i 100.000 euro e arriva a picchi di 400.000 euro). Gina Pane è stata proposta per la prima volta dalla Mennour ad Art Basel poiché quest’ultima tratta i suoi lavori da poco più di un anno.

In fiera vengono trattate anche opere religiose non cristiane. È il caso ad esempio di “99 names” di Kutlug Altaman del 2008, che si riferisce ai 99 nomi di Allah descritti nel Corano, nella Sunna e in altri testi sacri. Il lavoro consiste in cinque schermi ordinati in modo ascendente che proiettano lo stesso video: un uomo che pratica un intenso esercizio spirituale. Quest’opera è stata presentata da tre gallerie (Sperone Westwater di New York, Thomas Dane Gallery di Londra e Galeri Mana di Istanbul) e venduta a collezionista privato per 85.000 sterline.

Le tematiche spirituali sono care alla Sperone Westwater, che tratta artisti come Wim Delvoye e Barry X Ball. Il primo è noto anche per i suoi crocifissi e le sue sculture hanno un valore che si assesta intorno ai 120.000 dollari; Barry X Ball ha proposto la sua doppia scultura “Envity and Purity”, che può far pensare alla tradizionale immagine della Madonna ed è stata venduta per 550.000 dollari.

Gina Pane, “La via dolorosa”, 1988/89, Kamel Mennour Galerie

Gina Pane, “La via dolorosa”, 1988/89, Kamel Mennour Galerie

Più rari i lavori con soggetto tribale, come una statuetta mostrata dalla Kicken Berlin. Tuttavia questa scultura è esposta solo per essere confrontata con una fotografia, in cui è presente la stessa statuetta.  In questa fotografia del 1915 di Alfred Steglitz sono raffigurati due disegni di Braque e Picasso in uno spazio con oggetti e ceramiche messicane e, appunto, la statuetta tribale. Titolo del lavoro è “Picasso-Braque exhibition” e il suo valore si aggira intorno ai 90.000 euro.

Sono state proposte da alcune gallerie anche opere a soggetto sacro forse più blasfeme che religiose. Si tratta ad esempio dei lavori di Andres Serrano, in fiera con Yvon Lambert. Le sue produzioni hanno sempre un buon mercato, come dimostra la vendita di una delle sue discussissime fotografie “Immersion, Pietà II”  per 75.000 euro.

Curiose anche le opere del belga Jan Fabre, che imbalsama animaletti e li “crucifigge” su un supporto costituito da scarabei assemblati. A Basilea la Galerie Kluser, che lavora con Fabre da vent’anni, ha presentato “Cross with weasel”, del valore di circa 95.000 euro.

Si può quindi osservare che i prezzi di tutte queste opere variano molto e soltanto poche raggiungono le sei cifre.

Tutti i galleristi sono comunque concordi: le opere sacre oggi non vengono scelte per la loro connotazione spirituale. Le gallerie seguono l’orientamento e il percorso degli artisti che può toccare in modo tutt’altro che omogeneo la tematica religiosa.

Gli acquirenti sono prevalentemente collezionisti privati. Ciò dipende sicuramente dalla scarsità di istituzioni specializzate in questo ambito, eccezion fatta per l’Italia, ma i nostri musei ecclesiastici sono in genere realtà molto piccole, con poche risorse e raramente orientate all’arte contemporanea.

Davide Carlo Battaglia

One thought on “Art Basel 2013: arte religiosa in fiera

  1. Davide, molto bene, ci siamo!
    All’inizio parli del padiglione del vaticano… e se uno non lo ricordasse o conoscesse? vai di foto e o link!

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