È “Povera” l’arte italiana a Basilea

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La fiera di Art Basel, giunta alla sua 44a edizione, da tempo rappresenta l’appuntamento più atteso dell’anno per valutare lo stato di salute del mercato dell’arte. Numerose, a tal proposito, sono le indicazioni provenienti dai galleristi che, giunti in 300 a Basilea, nonostante il difficile momento economico, hanno comunque ottenuto un ottimo riscontro commerciale.

Se, in linea generale, gli artisti italiani proposti in fiera diminuiscono – la loro presenza è sempre più limitata e circoscritta – lo stesso non si può dire per i rappresentanti dell’Arte Povera. In questa edizione, infatti, il movimento torinese ha registrato ottime performance continuando il trend di crescita iniziato qualche anno fa, consacrato con appuntamenti istituzionali nel 2011, e non ancora concluso.

Rappresentato in fiera da numerose gallerie – sia italiane che estere – il movimento teorizzato da Germano Celant si è confermato come il segmento di arte contemporanea italiano più apprezzato dal mercato. Come ha sottolineato la Galleria Tucci Russo, infatti, “il collezionismo internazionale, finalmente, premia l’indiscutibile valore di un movimento già storicizzato e in continua crescita, capace di offrire garanzia e affidabilità in un mercato troppo spesso distratto dalle mode del momento”. La Galleria di Torre Pellice ha esposto una ricca collezione di poveristi e venduto un’opera parietale del 2005 di Giuseppe Penone (Germinazione) per 200mila euro.

Ed è proprio l’artista torinese il poverista più ricercato – e rappresentato- ad Art Basel. “Attorno al lavoro di Penone si sta registrando una grande attenzione del mercato statunitense e sud americano”. Così ha dichiarato la Galleria Marian Goodman che ha presentato nel suo stand due lavori di grandi dimensioni dell’artista italiano (entrambi riservati per un prezzo di 500mila dollari).

Quanto detto da Goodman viene confermato anche dalla Galleria svizzera Alice Pauli, in trattativa con una Fondazione privata per una grande scultura in bronzo del 2008 (Spazio di Luce) offerta a 200mila euro. Il successo di Penone, del resto, non è una sorpresa. Nel Febbraio scorso Sotheby’s Londra ha infatti stabilito il suo record d’asta con una scultura aggiudicata a 342mila euro e, presso la Reggia di Versailles, è attualmente in corso una sua prestigiosa personale.

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Giuseppe Penone con una sua scultura

Altro grande protagonista del momento è Michelangelo Pistoletto, impegnato con una grande retrospettiva al Louvre e, anche lui, fresco di record d’asta. Il 13 Febbraio scorso, infatti, da Christie’s a Londra la sua opera Autoritratto del 1962 è stata aggiudicata per 1,2 milioni di sterline – un risultato doppio rispetto al precedente record d’asta di circa 691mila sterline -.

Ad Art Basel un suo specchio (Lavoro- Gru) è stato venduto a 180mila dollari dalla Galleria Luhring Augustine di New York, mentre una sua opera del 1976 (Specchio di taglio) era proposta dalla Galleria Continua a 850mila euro. Venduta anche l’opera Gabbia (prezzo riservato) esposta dalla Galleria Stein, storicamente vicina all’Arte Povera. Curiosando tra gli stand era poi possibile imbattersi nell’opera Pistoletto’s waste di Gavin Turk – offerta dalla Galleria Sikkema Jenkins di New York per 50mila dollari -, un’opera che testimonia ulteriormente la popolarità raggiunta da Pistoletto e dal suo lavoro a livello internazionale.

Gilberto Zorio – altro storico artista del movimento – era rappresentato ad Art Basel da Pedro Cera. Interessante il progetto intergenerazionale pensato dalla Galleria di Lisbona che ha affiancato al maestro poverista il giovane Adam Pendleton (Virginia, 1984) in un riuscito progetto espositivo concepito come un dialogo a due. Venduta l’opera in esposizione di Zorio (Torcia, 1967) per 300mila euro.

A confermare l’oramai consolidata posizione nel panorama internazionale dell’Arte Povera – e dei suoi protagonisti – è anche la presenza nella sezione Art Unlimited di Mario Merz e Giulio Paolini.

Merz ha presentato i suoi iconici Igloo – il soggetto più ricercato dai collezionisti sul mercato – riservati dalla Galleria Gladston ad una Fondazione privata europea. Da Konrad Fisher era invece possibile trovare due dipinti di Merz degli anni ’50 (antecedenti alla “svolta” poverista). Il primo (Benzinaro) è stato venduto a 180mila euro, l’altro (Senza titolo) è riservato a 250mila euro.

Mario Merz ad Unlimited

Mario Merz ad Unlimited. Courtesy: Galleria Gladstone

Prologo[1] è, invece, il titolo della video installazione di Giulio Paolini presentata ad Art Unlimited da Yvon Lambert e riservata ad un’istituzione pubblica a 180mila euro.  Come ha confermato la stessa galleria francese “le installazioni di Paolini sono molto ricercate da enti istituzionali, mentre il collezionismo privato preferisce le opere di piccolo formato” – come, ad esempio, i collage della serie Studio per – Sala d’Attesa venduti in blocco, a 10mila euro il pezzo, dallo stesso Lambert – . A confermare le difficoltà di collocazione e allestimento che, il più delle volte, caratterizzano i lavori di Paolini è anche Alfonso Artiaco, costretto a rinunciare all’esposizione in fiera di un’installazione di grande formato (con prezzo di 100mila euro) danneggiata durante il trasporto in Svizzera.

Giulio Paolini. Prologo [1]

Giulio Paolini. Prologo [1] . Courtesy: Yvon Lambert

Nello stand del gallerista campano era  possibile ammirare, invece, un lavoro parietale del 1993 di Jannis Kounellis venduto per 120mila euro. L’artista del Pireo – che ha un record d’asta del 2008 di 1,1 milioni di dollari – si conferma anche ad Art Basel un artista apprezzato a livello internazionale e dalle quotazioni oramai consolidate. La sua installazione Berlino è stata venduta a 235mila euro dalla Kewenig Galerie, mentre altri suoi lavori erano esposti dalla Galleria Bernier/Eliades (200mila – 350mila euro). A rappresentare l’Arte Povera nello stand della galleria greca, oltre a Kounellis, anche Giovanni Anselmo (con un granito da 300mila euro) e Pier Paolo Calzolari – rappresentato in fiera da numerose gallerie – con un “Sale” da 250mila euro.  

A Basilea, poi, non poteva mancare Alighiero Boetti – record d’asta 2,4 milioni di dollari nel 2010 da Christie’s – presentato dalla Galleria Stein – che ha venduto una sua Mappa (prezzo riservato) – , da Gladstone e  Sprüth Magers – con un arazzo proposto a 450mila euro – .

Per Marisa Merz – fresca vincitrice del Leone d’Oro a Venezia – la domanda, invece, è ancora debole. Una sua scultura degli anni ’70 è stata venduta dalla Galleria  Bernier/ Aliader per 60mila euro ma, come ha sottolineato Tucci Russo, “il suo mercato è destinato a crescere nel breve periodo”.

(Gregorio Raspa)

Gilberto Zorio. Torcia. Courtesy: Pedro Cera

Gilberto Zorio. Torcia. Courtesy: Pedro Cera

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One thought on “È “Povera” l’arte italiana a Basilea

  1. Gregorio che super report!

    Molto bene, mi piacerebbe vedere più link però.
    Sul resto ti consiglio di asciugare il post, renderlo piu snello. Prova a pensare che venga letto in metro la mattina… altra cosa, occhio alla distribuzione del testo. sarei andato più spesso a capo!

    bene!

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