Art Basel 2013: l’arte delle donne

Herzog & de Meuron

Herzog & de Meuron

A dispetto della misogina dichiarazione che George Baselitz ha rilasciato lo scorso febbraio, che ha svelato il disdegno del neo-espressionista tedesco nei confronti dell’abilità artistica del genere femminile nel corso dei secoli, possiamo dimostrare che, qualche mese più tardi, quelle stesse donne affascinano con le loro opere innumerevoli collezionisti e visitatori all’interno del tempio dell’arte moderna e contemporanea: Art Basel 2013.

La fiera, che annualmente attira da ogni angolo del globo centinaia di gallerie e migliaia di artisti – rispettivamente circa 300 e 4.000 per l’edizione appena conclusasi – si rivela ancora una volta l’appuntamento commerciale in assoluto più soddisfacente e redditizio per gli addetti ai lavori.

L’intervista che ho personalmente condotto durante l’ultima giornata espositiva evidenzia in quale misura e in che modo l’arte femminile contribuisca a tale successo. Tutte le gallerie interrogate concordano nel dire che, come negli anni precedenti, l’interesse dei collezionisti e dei visitatori si mantiene vivo non solo nei confronti delle artiste affermate, ma anche verso le giovani emergenti. Il pubblico, tuttavia, risulta sempre più attratto e coinvolto dalle opere immediatamente riconoscibili e caratteristiche delle stesse artiste, piuttosto che dai loro esperimenti innovativi. Ad esempio, i meravigliosi ed insoliti lavori realizzati da Vanessa Beecroft per la galleria bresciana Massimo Minini, tre teste in marmo dal valore di 120.000 euro ciascuna, così diversi dalle sue apprezzatissime performance di nudo, rimangono invenduti.

Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft

Sorte differente, invece, tocca alla produzione delicata e sognante, dall’atmosfera poetica, quasi favolistica, di Kiki Smith: la Pace Gallery vende in tempi brevi e in seguito a molte offerte Starbow (29 stars) del 2011 e Wolf with birds – un lavoro del 2010 – mentre la Lelong Editions Galerie, tra le diverse opere dell’artista americana che riesce a collocare, piazza tra gli Stati Uniti ed Hong Kong ben cinque litografie realizzate nel 2012 – Bouquet, Gift, Garland, Miracle e Cloud – per 1.700 euro l’una. Lelong ottiene buoni risultati anche relativamente ai lavori di Ana Mendieta – ad un museo statunitense vende Caucubù, fotografia del 1981, a 70.000 dollari e alcuni disegni di valore inferiore – e di Kate Shepherd, aggiudicando a 5.000 dollari Chuck logo, serigrafia del 2012.

Kiki Smith

Kiki Smith

La parodistica ed ambigua rappresentazione dell’identità della donna indagata da Cindy Sherman, che scruta con occhio quasi maschile le stereotipate maschere affibbiate alla donna degli anni Sessanta, riscuote molto successo presso la Metro Pictures Gallery, che non aggiudica definitivamente Untitled film still del 1980 pur trattandola con numerosi interessati, e presso la Sprüth Magers Gallery, che vende per 800.000 dollari Untitled Film Still #32 del 1979. Sin dal 1983, anno di costituzione, questa galleria concentra le proprie energie e risorse nel tentativo di accompagnare al successo i volti femminili del panorama artistico contemporaneo. Art Basel ne è la riprova: di Barbara Krueger espone e vende per 250.000 dollari Made for you del 2013 ed altre due opere; di Rosemary Trockel, invece, Übung (ceramica, 2011), Sky, (tela intrecciata in lana azzurra, 2012) e Lobby (ceramica, 2011).

Cindy Sherman

Cindy Sherman

Un’altra che certamente non delude, ma che anzi irretisce con storie dall’impronta autobiografica, che allo stesso tempo si adattano sorprendentemente all’intimità di ogni spettatore, è la parigina Sophie Calle. L’affermata fotografa è rappresentata, tra le altre, dalle gallerie Perrotin e Paula Cooper. La prima, di origine francese, spiega che oggi Calle è presente in numerose collezioni private statunitensi e che partecipa a personali in Cina e Giappone. Perrotin espone a Basel Last seen, Picasso head (40.000 euro), una delle due edizioni prodotte nel 1994 dall’artista e ispirate al furto di un dipinto del maestro del Novecento – il testo infatti riporta le descrizioni dei souvenir di stampo cubista effettuate da alcune persone –.

Sophie Calle, last seen Picasso head

Sophie Calle, Last seen Picasso head

La galleria Paula Cooper, invece, riceve svariate richieste per Purloined (Titian, the rest of the flight into Egypt), un nuovo lavoro – iniziato da Calle nel 1995 e terminato nel 2013 – che ripropone lo stesso concetto e la stessa impostazione di Last seen, Picasso head, valutato però a 175.000 dollari.

Da Simon Lee l’artista più richiesta è Paulina Olowska, una giovane figurativa per la quale è organizzata alla Kunsthalle di Basilea la sua prima mostra personale. L’opera in galleria, valutata a 55.000 dollari e venduta in tempi brevissimi, si intitola Her english is far from perfect. Le ultime due gallerie straniere intervistate che hanno allestito una collettiva sono Annemarie Verna Galerie, con Sylvia Plimack-Mangold, Untitled (Staircase), 1968, valutata a 100.000 dollari, e Marian Goodman Gallery, con Annette Messager, L’operation – 2011 – in giocattoli di felpa e utensili vari, 40.000 euro circa. Entrambe affermano che l’interesse per questo tipo di arte è sorprendente e nettamente in crescita.

Tra le poche gallerie che hanno invece creato un percorso monografico più curatoriale, privilegiando in questo modo l’aspetto culturale dell’evento fieristico, una è la Timothy Taylor Gallery. L’artista presentata è Susan Hiller, poliedrica statunitense operante a Londra, che attira su di sé l’attenzione di moltissimi collezionisti privati interessati, in prevalenza provenienti dall’Europa del Nord, che si appropriano di Rough sunset serigrafia del 2012 per 53.000 sterline e di Triple goddess: homage to Joseph Beuys, per 45.000 sterline. Measure by measure poi – scultura/installazione del 1993-2012 – è riservata ad un museo statunitense per 90.000 sterline.

Susan Hiller

Susan Hiller

Infine, l’arte italiana. La già citata Galleria Massimo Minini espone 15 steps to the virgin, una scala di Monica Bonvicini, presentata a Venezia nel 2011 e valutata 60.000 euro. La personale dell’artista italiana, da tempo risiedente a Berlino, verrà organizzata proprio dalla Minini a settembre 2013. La Galleria Magazzino di Roma, invece, lavora con Elisabetta Benassi, ricreando ad Art Basel parte di un tappeto di 221 mattoni allestito alla Biennale di Venezia – The dry salvages 2013 – quotato dai 18.000 ai 30.000 euro. Per concludere, la torinese Tucci Russo propone Senza Titolo di Marisa Merz, esposta nella personale a palazzo Querini Stampalia, un’opera che, complice forse il conferimento del Leone d’Oro, suscita molta curiosità.

Marisa Merz

Marisa Merz

È intima, autobiografica, quindi più fragile rispetto alle creazioni dell’uomo. Forse è meno rumorosa, più lenta, più sottile, elegante. Forse è anche meno immediata. L’arte delle donne, però, conferma anche in quest’edizione fieristica la sua incrollabile intensità.

(claudia fasolo)

One thought on “Art Basel 2013: l’arte delle donne

  1. Ok Claudia!

    All’inizio del post c’è il riferimento alla dichiarazione misogina: quale? chi legge il blog può non saperlo, aggiungi il link!

    Si parla dell’arte delle donne, ma io donne qui non ne ho viste… metti qualche foto, magari se trovi pure qualcuna delle artiste a Basilea… sennò buttaci la Sherman che avrà qualche milione di foto su google!

    Quando parli delle persone io metterei il link ai loro siti o a loro lavori.
    well done

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