Perché arte e management vanno di pari passo?

La creazione artistica, senza un pubblico e la sua conseguente fruizione, rimarrebbe fine a se stessa: le opere avrebbero il ruolo di oggetti personali, privati, esercizi di stile. L’arte cambia esattamente come cambiano i tempi, come si evolve il gusto collettivo: per sopravvivere necessita di un pubblico e quel pubblico ne determina il destino. In base a cosa? C’è l’appagamento estetico per molti (ma non per tutti), una soddisfazione dello spirito o ancora il desiderio di possesso, la mania collezionistica che rimanda anche ad altro (Freud docet), una sete di sapere enciclopedico o ancora una semplice curiosità, sono tante le spinte, tutte diverse ma di pari valore. Per questo la dimensione comunicativa dell’arte è fondamentale, per questo è importante mettere al centro della pianificazione culturale il pubblico, che è tanto variegato quanto potrebbe esserlo l’offerta culturale.

Questo è per me management dell’arte: ideare, pianificare, organizzare e valorizzare progetti culturali al fine di rendere il momento artistico accessibile al pubblico di riferimento, tenendo conto del tempo necessario, dei mezzi da impiegare e della qualità del risultato.

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